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Israele. Una scuola senza libri né quaderni

A Migdal HaEmek nasce Campus Si, 400 alunni studiano con tablet, schermi interattivi e laboratori di intelligenza artificiale

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 3 min
Israele. Una scuola senza libri né quaderni
Iimmagine generata con AI

Niente quaderni, libri di testo o lavagne tradizionali. A Migdal HaEmek, nel nord di Israele, circa 400 bambini hanno cominciato l’anno scolastico in una scuola che punta a trasformare radicalmente il modo di insegnare. Si chiama Campus Si, conta quindici classi, compresa una scuola materna, e mette l’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali al centro dell’attività quotidiana.

L’istituto è stato inaugurato ufficialmente il 16 settembre alla presenza del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro dell’Istruzione Yoav Kisch. Il progetto viene presentato come un esperimento che, se darà i risultati sperati, potrebbe essere esteso dal ministero ad altre scuole del Paese.

Ogni alunno dispone di un tablet o di un computer personale, mentre gli insegnanti lavorano attraverso grandi schermi interattivi collegati direttamente ai dispositivi degli studenti. Matematica, lingua, scienze e le altre discipline tradizionali rimangono al loro posto; cambia lo strumento attraverso il quale vengono insegnate e, almeno nelle intenzioni dei promotori, anche il rapporto tra docente, studente e materia.

La scommessa più interessante riguarda però ciò che si aggiunge alle normali lezioni. Campus Si dispone di laboratori nei quali gli alunni possono avvicinarsi fin da piccoli all’intelligenza artificiale, alla programmazione e alla cybersicurezza. Persino gli spazi comuni sono stati pensati come ambienti educativi: nei corridoi grandi schermi propongono giochi di logica, problemi scientifici ed esercizi interattivi durante gli intervalli.

Dietro il progetto esiste anche una questione sociale. Migdal HaEmek è una città della periferia settentrionale israeliana, lontana dal grande polo economico e tecnologico di Tel Aviv. Il sindaco Yaki Ben Haim considera la nuova scuola uno strumento per ridurre una distanza che in Israele continua a pesare sulle opportunità offerte ai ragazzi.

Il confronto scelto dallo stesso sindaco è eloquente. Tra gli anni Cinquanta e Settanta le scuole della città preparavano molti giovani a mestieri come la falegnameria e la lavorazione dei metalli. Oggi l’ambizione è fornire agli studenti gli strumenti necessari per entrare nell’industria high-tech e, per chi sceglierà la carriera militare, nelle unità tecnologiche e d’intelligence delle Forze di difesa israeliane, a cominciare dalla celebre Unità 8200.

È difficile immaginare un Paese più adatto di Israele per sperimentare una scuola di questo genere. Il legame fra istruzione, ricerca, servizio militare, cybersicurezza e industria tecnologica è da tempo uno degli elementi caratteristici del suo sistema dell’innovazione. Con Campus Si questo modello viene anticipato fino ai primi anni della formazione.

Resta naturalmente da capire quale effetto avrà una digitalizzazione così profonda sull’apprendimento. Eliminare carta, penna e libri non garantisce automaticamente risultati migliori e il ruolo dell’insegnante rimane decisivo. Proprio per questo il ministero dell’Istruzione considera l’esperienza di Migdal HaEmek un progetto pilota da osservare prima di pensare a una diffusione più ampia.

La domanda che arriva da questa piccola città del nord riguarda del resto scuole di tutto il mondo. L’intelligenza artificiale è già entrata nelle case e nei telefoni degli studenti, spesso molto più velocemente di quanto sia entrata nelle aule. Israele ha scelto di sperimentare la strada opposta alla resistenza tecnologica: portarla direttamente sui banchi, o meglio, eliminare i banchi pieni di libri e provare a insegnare ai bambini a governare gli strumenti con i quali dovranno convivere.