Home > Boicotta questo > BOICOTTA QUESTO. Israele: Parkinson e danza

BOICOTTA QUESTO. Israele: Parkinson e danza

Un progetto pilota con il coreografo Ohad Naharin studia come il movimento possa rallentare i sintomi della malattia

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
BOICOTTA QUESTO. Israele: Parkinson e danza

All’ospedale Ichilov di Tel Aviv la ricerca sul Parkinson imbocca una strada insolita, che passa dalla danza e dall’ascolto del corpo. Il centro medico israeliano ha avviato uno studio pilota per valutare gli effetti di un particolare metodo di movimento sui pazienti affetti da questa malattia neurodegenerativa, coinvolgendo uno dei nomi più autorevoli della danza contemporanea, il coreografo Ohad Naharin, vincitore del Premio Israele e creatore del linguaggio corporeo Gaga.

L’iniziativa nasce dall’incontro tra neurologi e artisti, un dialogo che negli ultimi anni ha trovato spazio crescente nella medicina riabilitativa e nelle neuroscienze. L’obiettivo non è sostituire le terapie farmacologiche, che restano il cardine della cura del Parkinson, bensì verificare se un lavoro mirato sul movimento possa migliorare l’equilibrio, la mobilità, la coordinazione e, più in generale, la qualità della vita dei pazienti.

Il Parkinson colpisce milioni di persone nel mondo ed è provocato dalla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti. Tremore, rigidità muscolare, lentezza nei gesti e difficoltà nell’equilibrio rappresentano i sintomi più noti, ai quali spesso si aggiungono disturbi del sonno, problemi cognitivi e alterazioni dell’umore. Pur disponendo di farmaci efficaci nel controllo della sintomatologia, la medicina non è ancora in grado di arrestare l’evoluzione della malattia, motivo per cui ogni approccio complementare suscita grande interesse nella comunità scientifica.

La scelta di coinvolgere Naharin non è casuale. Il coreografo israeliano ha sviluppato il metodo Gaga nel corso della sua lunga esperienza con la compagnia Batsheva Dance Company, che ha diretto artisticamente per quasi trent’anni. Più che una tecnica di danza, Gaga è un linguaggio del movimento basato sulla percezione delle sensazioni corporee, sull’improvvisazione guidata e sulla riscoperta delle capacità motorie individuali. Oggi viene insegnato in decine di Paesi, sia ai ballerini professionisti sia a persone prive di qualsiasi formazione artistica.

Secondo quanto riferito dall’emittente pubblica israeliana Kan, Naharin aveva già sperimentato questo approccio con persone affette dal Parkinson in Canada e negli Stati Uniti, osservando risultati incoraggianti. Proprio quelle esperienze hanno spinto il reparto di Neurologia e Disturbi del Movimento dell’Ichilov a coinvolgerlo in un progetto strutturato, nel quale i progressi dei partecipanti saranno misurati con strumenti clinici e parametri scientifici.

L’ospedale di Tel Aviv rappresenta uno dei principali centri internazionali dedicati allo studio del Parkinson ed è riconosciuto dalla Parkinson’s Foundation statunitense come Centro di eccellenza. Il gruppo guidato dal professor Roy Alcalay conduce da anni ricerche sui meccanismi della malattia, sulle nuove terapie farmacologiche e sugli interventi di riabilitazione, affiancando all’attività clinica una costante sperimentazione.
L’idea di utilizzare la danza come supporto terapeutico, del resto, trova già riscontro nella letteratura scientifica internazionale. Diversi studi pubblicati negli ultimi anni suggeriscono che programmi regolari di danza possano favorire il miglioramento dell’equilibrio, della postura, della velocità del cammino e della fiducia nei propri movimenti, con effetti positivi anche sul benessere psicologico e sulla socializzazione. Pur trattandosi di risultati ancora da consolidare attraverso studi più ampi e controllati, il filone di ricerca appare promettente.

In Israele l’associazione Parkinson Israel organizza già corsi ispirati al metodo Gaga, adattati anche a persone con mobilità molto ridotta, comprese lezioni da seduti. Lo studio dell’Ichilov punta ora a trasformare quelle intuizioni in dati scientificamente verificabili. Se i risultati confermeranno le aspettative, la danza potrebbe trovare uno spazio sempre più importante accanto alle terapie tradizionali, offrendo ai pazienti uno strumento in più per conservare autonomia, fiducia e qualità della vita.




L’ora dei dilettanti