Avete deciso di boicottare Israele? Benissimo. Allora preparatevi a rinunciare anche a un’idea che potrebbe cambiare il vostro rapporto con il cibo, con la bilancia e, forse, persino con la vostra salute. Perché questa volta l’innovazione israeliana è andata a curiosare nel posto più intimo e personale che esista, il nostro DNA. L’idea è semplice, almeno in apparenza. E se, invece di sottoporci all’ennesima dieta universale, scoprissimo quali alimenti sono più adatti proprio al nostro organismo? Se potessimo conoscere alcune predisposizioni genetiche prima che si trasformino in problemi di salute? È su queste domande che lavora un progetto sviluppato in Israele, dove la ricerca genetica incontra la nutrizione personalizzata.
Tutto comincia con un piccolo campione di saliva, raccolto comodamente a casa e spedito a un laboratorio israeliano. Qui, secondo i responsabili del progetto, viene effettuato il sequenziamento completo del genoma, vale a dire la lettura delle informazioni contenute nel patrimonio genetico individuale. Oded Sabah, uno degli scienziati coinvolti nello sviluppo del sistema, spiega che l’analisi permette di individuare varianti genetiche associate al metabolismo, alla risposta dell’organismo a determinati nutrienti e alla predisposizione verso alcune malattie. A quel punto entrano in scena medici, consulenti genetici e dietisti. Il patrimonio genetico diventa uno degli strumenti per costruire un programma alimentare individuale e orientare eventuali controlli preventivi.
Naturalmente, il DNA non è una sfera di cristallo. Una predisposizione genetica indica un rischio, una probabilità, e deve essere interpretata insieme alla storia clinica e familiare. Anche il peso corporeo dipende da numerosi fattori, dalle abitudini alimentari all’attività fisica, dall’ambiente alle condizioni metaboliche. Ma è proprio qui che l’innovazione israeliana tenta il salto di qualità. Utilizzare informazioni biologiche estremamente complesse per suggerire scelte quotidiane concrete. Che cosa mangiare, quali abitudini modificare, quali segnali tenere sotto controllo.
I promotori raccontano il caso di una donna che avrebbe perso diciassette chili in quattro mesi seguendo un percorso personalizzato. Un risultato certamente interessante, che per ora rimane una testimonianza individuale. Mancano studi clinici pubblicati capaci di dimostrare l’efficacia specifica del metodo nel dimagrimento. E le promesse relative all’allungamento della vita attendono conferme scientifiche.
La novità, dunque, merita attenzione e anche prudenza. Il sequenziamento genetico è una tecnologia già conosciuta; la sfida consiste nel tradurne i risultati in indicazioni affidabili, clinicamente utili e accessibili. Senza dimenticare la tutela dei dati genetici, probabilmente tra le informazioni personali più delicate che possediamo.
Intanto, mentre nelle università occidentali si moltiplicano le campagne per escludere ricercatori e istituzioni israeliane, nei laboratori dello Stato ebraico si continua a lavorare su strumenti che potrebbero migliorare la vita di milioni di persone. Anche di quelle che manifestano chiedendo il boicottaggio di Israele.
E allora, cari boicottatori, fate attenzione. Potete controllare l’etichetta dei pomodori, evitare i prodotti del Mar Morto, rinunciare alle vacanze a Tel Aviv. Ma se un giorno qualcuno vi proponesse un’alimentazione costruita sul vostro patrimonio genetico, ricordatevi di chiedere da dove arriva la tecnologia. Magari scoprirete che persino per perdere qualche chilo dovete fare i conti con Israele. E questa, ammettiamolo, sarebbe una bella dieta dimagrante. Soprattutto per i pregiudizi.

