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⌥ La democrazia a geografia variabile

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Joshua Wong, trent’anni, simbolo della lotta per la democrazia a Hong Kong, si è appena preso altri dieci anni di carcere. La sua colpa? Aver chiesto libertà, elezioni vere e sostegno internazionale contro la repressione cinese. In pratica, un delinquente pericolosissimo. Intanto Jimmy Lai, editore democratico di 79 anni, è stato condannato a vent’anni. Pechino sa come trattare i dissidenti.

Aspettiamo dunque le piazze indignate, gli studenti con le tende, i professori con gli appelli, i sindacati con gli scioperi generali, le università occupate, le bandiere cinesi date alle fiamme. Aspettiamo e aspetteremo a lungo. Perché la democrazia israeliana, imperfetta come tutte le democrazie, merita boicottaggi, insulti, manifestazioni e anatemi quotidiani. Le dittature, quelle perfette, dove un ragazzo finisce in galera per aver chiesto libere elezioni, godono invece di una discrezione ammirevole.

Joshua Wong marcisce in galera. I nostri professionisti dell’indignazione hanno altro da fare. Devono salvare la democrazia dal Paese in cui esiste.