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Tradurre Nora Bussigny, entrare con lei nel cuore del nuovo antisemitismo

I nuovi antisemiti, pubblicato da Seferottobre, è un’inchiesta condotta sotto mentite spoglie negli ambienti dell’estrema sinistra, dell’islamismo e del nuovo odio antiebraico. Tradurlo ha significato accompagnare una giovane giornalista dentro un mondo che molti preferiscono ancora non vedere.

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 6 min
Tradurre Nora Bussigny, entrare con lei nel cuore del nuovo antisemitismo
Iimmagine generata con AI

Tradurre un libro significa entrare per qualche tempo nella testa di chi lo ha scritto. Seguirne i pensieri, impararne il ritmo, riconoscere poco a poco perfino certe esitazioni, certi scatti, certe ossessioni. Tradurre I nuovi antisemiti di Nora Bussigny è stato qualcosa di più. Ho avuto spesso la sensazione di accompagnarla in silenzio mentre entrava, sotto mentite spoglie, in luoghi nei quali io stesso avrei avuto qualche timore ad entrare.

Per mesi Nora ha frequentato gruppi, manifestazioni, riunioni, chat, collettivi dell’estrema sinistra e ambienti islamisti francesi. Si è confusa con loro, ha ascoltato, osservato, registrato, raccolto parole, gesti, complicità. Ha lasciato parlare le persone che incontrava. Ed è proprio qui, credo, la forza straordinaria del suo metodo.

Nora Bussigny non parte da una tesi da dimostrare a qualunque costo. Parte dai fatti. Va a vedere. È una cosa che dovrebbe apparire ovvia per un giornalista e che, nel giornalismo di oggi, è diventata quasi rivoluzionaria. In un tempo nel quale troppe inchieste si fanno davanti a uno schermo, lei ha scelto il metodo più antico, più faticoso e anche più pericoloso: esserci.E qualche volta il pericolo è stato reale, anche fisico.

Leggendo e traducendo queste pagine mi ha colpito anzitutto questo: la serietà professionale di una giovane giornalista che prende terribilmente sul serio il proprio mestiere. Non cerca scorciatoie, non addomestica ciò che vede, non si preoccupa di sapere se quello che scoprirà sarà comodo per qualcuno. Vuole capire. E, una volta capito, raccontare.Questa è anche una delle ragioni per cui abbiamo voluto I nuovi antisemiti nel catalogo di Seferottobre.Ce n’è però poi un’altra, e fors’anche più decisiva.

Il libro di Bussigny affronta una delle questioni che l’Europa continua ostinatamente a guardare di sbieco: la penetrazione dell’islamismo politico nelle nostre società e l’alleanza che, negli ultimi anni, si è costruita tra alcuni suoi ambienti e una parte dell’estrema sinistra. Un incontro che potrebbe sembrare innaturale, viste le enormi distanze su libertà individuali, diritti delle donne, laicità, omosessualità, religione. Eppure quell’incontro esiste. L’odio per Israele e, sempre più apertamente, per gli ebrei è diventato uno dei suoi principali terreni di saldatura.

L’estrema sinistra ha una responsabilità enorme. Con un’ottusità che considero criminale, ha aperto porte, fornito parole d’ordine, offerto rispettabilità politica a movimenti e personaggi che avrebbero dovuto provocare, proprio in quella parte politica, una reazione immediata. È accaduto spesso il contrario. L’islamismo è stato letto attraverso categorie rassicuranti: oppressi e oppressori, colonizzati e colonizzatori, vittime e carnefici. Dentro questo schema elementare, l’islamista poteva diventare automaticamente l’oppresso e Israele il colpevole assoluto. Gli ebrei, ancora una volta, finivano dalla parte sbagliata della storia.

La responsabilità, però, non si ferma agli estremisti. C’è stata la passività compiacente di una sinistra più moderata, capace di voltarsi dall’altra parte per paura di affrontare un tema scomodo, di perdere consensi, di essere accusata di islamofobia. E c’è stata la sordità di molta politica di centro e di destra, che ha spesso preferito eludere il problema, semplificarlo, utilizzarlo occasionalmente come arma polemica senza costruire risposte culturali e politiche all’altezza.

Le responsabilità sono diverse. Molto diverse. Sarebbe intellettualmente disonesto metterle tutte sullo stesso piano. Il risultato, però, è davanti a noi: un fenomeno che per anni è cresciuto mentre una parte dell’Europa trovava mille ragioni per non chiamarlo con il suo nome.Il 7 ottobre ha fatto saltare il coperchio.

Quello che già esisteva è emerso con una violenza impressionante. Prima ancora che Israele reagisse al massacro di Hamas, nelle strade e nelle università occidentali c’era già chi celebrava, giustificava, relativizzava. Da allora abbiamo assistito a una progressiva legittimazione di linguaggi e comportamenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati riconosciuti immediatamente per ciò che sono. L’antisemitismo ha cambiato lessico, simboli, alibi. Ha imparato a presentarsi come militanza umanitaria, anticolonialismo, antisionismo. Qualche volta non sente più neppure il bisogno dell’alibi.È precisamente questo territorio che Nora Bussigny ha deciso di attraversare.

Traducendola, pagina dopo pagina, mi sono trovato ad ammirarne l’audacia e insieme la disciplina. Perché il coraggio, da solo, non fa una buona inchiesta. Occorrono metodo, controllo, verifica, capacità di ascoltare anche ciò che contraddice le proprie convinzioni. Occorre soprattutto quella qualità che nel nostro mestiere dovrebbe venire prima di tutte le altre: la volontà di scoprire la verità, anche quando la verità disturba.Nora possiede questa qualità.

Per me tradurla è stato quindi un incontro professionale prima ancora che editoriale. Ho accompagnato una giovane collega per centinaia di pagine, cercando di restituire in italiano la precisione delle sue parole, la rapidità dei suoi incontri, la tensione di certe situazioni. E alla fine ho avuto la sensazione curiosa che accade con pochi libri: quella di conoscere un po’ la persona che li ha scritti.Abbiamo chiesto a Nora anche qualcosa in più, e cioè di guardare all’Italia.

Ha accettato e ha scritto appositamente per questa edizione un capitolo dedicato al nostro Paese. Era importante che lo facesse. La Francia raccontata nel libro possiede una storia, una composizione sociale, una presenza islamica e una tradizione politica diverse dalle nostre. Sarebbe sciocco trasferire meccanicamente ogni analisi francese alla realtà italiana. Sarebbe altrettanto sciocco pensare che quanto sta accadendo oltralpe non abbia nulla da insegnarci.

I segnali esistono anche qui. Nelle piazze, nelle università, nel linguaggio pubblico, nella facilità con cui slogan provenienti dagli ambienti islamisti vengono accolti e ripetuti da pezzi della sinistra radicale, nell’indifferenza con cui altri settori della società assistono a questa saldatura.
È anche per questo che Seferottobre pubblica I nuovi antisemiti. Una casa editrice piccola può permettersi un lusso che le grandi qualche volta dimenticano: scegliere libri perché ritiene urgente che vengano letti. Questo, per noi, lo è.

Tra pochi giorni Nora Bussigny sarà in Italia. Il 17 settembre presenterà I nuovi antisemiti a Pordenonelegge insieme a Manuel Valls, con Francesco Verderami a condurre l’incontro. Sarà una delle prime occasioni per incontrare il pubblico italiano e discutere un libro che parla della Francia, parla dell’Europa e, inevitabilmente, parla anche di noi.Io l’ho incontrata prima, in un modo particolare: traducendola.

Per settimane sono entrato con lei in assemblee, cortei, riunioni e conversazioni nelle quali avrei voluto qualche volta interrompere qualcuno, protestare, chiedere: «Ma vi rendete conto di quello che state dicendo?». Il traduttore deve stare zitto. Deve continuare a seguire l’autore.Così ho fatto.E adesso che il libro è finito e arriva nelle mani dei lettori italiani, posso finalmente parlare. Posso dire che pubblicarlo era necessario. E che sono orgoglioso che Seferottobre abbia deciso di farlo.