Susan Sarandon è una grande attrice. E, ahinoi, questo resta indiscutibile. Il problema comincia quando scende dal set e si mette a fare Susan Sarandon.
Adesso si lamenta. Non la vogliono più, la boicottano, la tengono fuori, la puniscono per le sue posizioni pro-pal. E lo racconta con lo stupore offeso di una bambina che scopre per la prima volta l’ingiustizia del castigo.Signora mia, davvero?
Proprio lei, che ha abbracciato con entusiasmo la stagione in cui boicottare Israele, gli israeliani, i sionisti e possibilmente qualunque cosa ne portasse addosso anche soltanto l’odore era considerato un gesto di alta virtù civile, oggi scopre che il boicottaggio è brutto perché tocca Susan Sarandon.È quasi tenero.
Naturalmente può dire ciò che vuole e pagarne, come chiunque, le conseguenze professionali. Però almeno ci risparmi la parte della martire sorpresa. Chi ha applaudito il rogo simbolico degli altri dovrebbe evitare di strillare quando sente un po’ di caldo.
Continui a recitare, signora Sarandon, che è la cosa che sa far meglio. Quando invece entra nella vita vera, riesce nell’impresa assai più difficile di sembrare un’attricetta da quattro soldi.Ed è, ci creda, un vero peccato.