Nel 1971 erano passati ventisei anni dalla liberazione di Auschwitz, ventisei dalla caduta del fascismo, trentatré dalle leggi razziali italiane. Eppure a Padova qualcuno decise che era arrivato il momento di rimettere in circolazione I Protocolli dei Savi anziani di Sion. Quel qualcuno erano le Edizioni di Ar, fondate nel 1963 da Franco Freda, figura centrale dell’estrema destra neofascista italiana. Ne stamparono 1.500 copie. Il dato non viene da qualche archivio antifascista: lo dichiara oggi la stessa casa editrice, che ricorda quella pubblicazione del 1971 e racconta come molte copie venissero successivamente sequestrate durante perquisizioni a militanti dell’estrema destra. Vale la pena allora ricordare che cosa veniva rimesso in vendita.
I Protocolli sono uno dei falsi più famosi e più micidiali della storia contemporanea. Comparsi nell’Impero russo all’inizio del Novecento, pretendevano di riprodurre i verbali di riunioni segrete nelle quali fantomatici “Savi di Sion” avrebbero progettato la conquista del mondo attraverso finanza, stampa, rivoluzioni e controllo della politica. Quelle riunioni non erano mai avvenute e quei verbali erano stati fabbricati. Una parte consistente del testo era stata copiata da un pamphlet del 1864 di Maurice Joly contro Napoleone III, Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu. Già nel 1921 il Times di Londra aveva documentato il plagio. Il che non ne arrestò la fortuna. Perché un falso utile può sopravvivere benissimo alla dimostrazione della propria falsità.
In Italia il nome decisivo fu quello di Giovanni Preziosi, uno dei più fanatici propagandisti dell’antisemitismo italiano e futuro ispettore generale per la razza della Repubblica sociale italiana. Preziosi aveva promosso una versione italiana già nel 1921. Negli anni Trenta il testo conobbe nuove edizioni attraverso La Vita Italiana, rivista da lui diretta.
L’edizione che avrebbe avuto una lunga discendenza uscì a Roma nel 1938 come supplemento de La Vita Italiana. Rassegna mensile di politica. Portava una premessa di Giovanni Preziosi e un’introduzione di Julius Evola. In appendice compariva inoltre uno scritto dello stesso Evola intitolato L’autenticità dei “Protocolli” provata dalla tradizione ebraica. Nel luglio 1938 quella pubblicazione dichiarava già in copertina “36°-50° migliaio”. Erano i mesi nei quali il fascismo italiano stava preparando la legislazione razziale. Poi vennero le leggi antiebraiche, la guerra, le deportazioni, Auschwitz. E il libro sopravvisse.
Quando nel 1971 le Edizioni di Ar lo riportarono nelle librerie, non offrirono al lettore un documento storico accompagnato da una confutazione. Ripresero proprio quella tradizione editoriale: 224 pagine, l’introduzione di Evola, l’apparato proveniente dall’edizione di Preziosi. Il falso che aveva contribuito a costruire l’immagine dell’ebreo come cospiratore mondiale attraversava così indenne la più grande catastrofe della storia ebraica. Ma la vicenda diventa ancora più inquietante perché non è finita.
Le Edizioni di Ar hanno successivamente riproposto l’opera in ristampa anastatica. Nel loro catalogo attuale I Protocolli dei Savi anziani di Sion figurano ancora nella collana Inchiostro di proscritti. E nel 2025 l’editore Effedieffe ha pubblicato Il pericolo giudeo-massonico di monsignor Ernest Jouin, il cui primo volume contiene e commenta proprio i Protocolli, presentandoli ancora all’interno della teoria di un piano ebraico di dominio mondiale.
È utile fare una distinzione. Esistono anche edizioni contemporanee che pubblicano o discutono il documento per denunciarne la falsità e studiarne la storia. Il filologo Cesare G. De Michelis gli ha dedicato nel 1998 il fondamentale Il manoscritto inesistente, pubblicato da Marsilio. Norman Cohn ne ha ricostruito la storia in Licenza per un genocidio, più volte pubblicato in Italia. Sono libri che studiano un veleno, il che è altra cosa dal continuare a imbottigliarlo.
Oggi, del resto, per diffondere i Protocolli non serve più una tipografia. Lo United States Holocaust Memorial Museum li definisce la pubblicazione antisemita più diffusa dell’età moderna e segnala che continuano a circolare su Internet e sui social media. Ed è qui che il vecchio falso zarista ha trovato la sua ultima metamorfosi.Spesso il titolo è scomparso. Restano le idee che parlando di ebrei che controllano le banche. Di ebrei che controllano i giornali. Di ebrei che provocano le guerre. Dietro i governi, insomma, esiste un potere occulto e sfuggente. Una finanza cosmopolita che dirige gli eventi. Un pugno di uomini che decide segretamente il destino dei popoli. Cambiano i nomi, entrano Soros, Rothschild, “globalisti”, “sionisti”. La struttura è quella.
I Protocolli hanno realizzato così il loro successo più sinistro: essere sopravvissuti perfino al libro che li conteneva. Per quel che mi riguarda, ricordare con rabbia significa anche questo. Guardare una data: 1938. Guardarne un’altra: 1971. E poi aprire un social nel 2026.Il carattere tipografico è cambiato. Il veleno molto meno.