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ZAKA a Crans-Montana e l’antisionismo della politica

I volontari israeliani al lavoro tra le vittime, mentre a Ginevra la polemica ideologica travolge i fatti.

Roger Abravanel

Tempo di Lettura: 5 min
ZAKA a Crans-Montana, il silenzio dei giusti e il rumore degli utili idioti

A Crans-Montana ho incontrato i volontari di ZAKA, un’organizzazione israeliana di soccorso umanitario composta in gran parte da volontari religiosi, specializzata negli interventi più difficili: il recupero, la raccolta e l’identificazione dei resti umani dopo attentati, disastri naturali e tragedie di massa. È un lavoro che richiede competenze tecniche elevate, ma soprattutto una forza morale fuori dal comune. Un lavoro fisicamente duro, psicologicamente devastante, privo di visibilità e di prestigio. A Crans-Montana questo significa identificare i resti di ragazzi che poche ore prima stavano ballando, ridendo, vivendo.

I volontari di ZAKA conoscono purtroppo molto bene le tragedie che colpiscono i giovani nei luoghi di divertimento. Erano presenti il 1° giugno 2001 davanti alla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv, dove un attentatore di Hamas uccise 21 ragazzi e ne ferì oltre 100. Erano presenti nel 2015 allo Stage Club, in un altro attentato suicida. E naturalmente erano sul campo il 7 ottobre 2023 al festival Nova, dove hanno contribuito al recupero e all’identificazione dei corpi di oltre 260 giovani massacrati da Hamas.

Li ho riconosciuti subito dalle kippah che indossavano. Sono tutti religiosi perché, nell’ebraismo ortodosso, il rispetto assoluto del corpo dopo la morte non è una generica “buona azione”, ma una mitzvà fondamentale, uno dei doveri religiosi più alti. A Crans-Montana lavoravano fianco a fianco con i colleghi svizzeri nell’identificazione delle giovani vittime del terribile incendio che ha colpito la località, suscitando rispetto e ammirazione per la loro professionalità, discrezione e umanità.

Ho parlato con loro, ho voluto scattare una foto insieme (sono l’unico senza la divisa da soccorritore). Alcuni arrivavano addirittura dall’Australia, dove fino a pochi giorni prima avevano assistito le vittime di un attacco antisemita. In pochissimo tempo, queste persone straordinarie si sono fatte apprezzare da tutti per il loro silenzioso rispetto per i morti e per una competenza maturata in contesti tragicamente frequenti in Israele.

C’è però un elemento che rende questa storia doppiamente significativa e dolorosa. A pochi chilometri da Crans-Montana, a Ginevra, mentre i volontari israeliani di ZAKA lavoravano in silenzio per aiutare la Svizzera in uno dei momenti più bui, un parlamentare svizzero, Mauro Poggia, attaccava pubblicamente Israele accusandolo di sfruttare cinicamente la tragedia di Crans-Montana per distogliere l’attenzione dal presunto “genocidio di Gaza”. Non è la prima volta che critica Israele, e ne ha sicuramente il diritto, ma l’averlo fatto in questo contesto gli ha portato critiche durissime in Svizzera.

Chi è Mauro Poggia? Un altro parlamentare della sinistra estremista europea? Tutt’altro. Mauro Poggia è un politico di lungo corso: doppio passaporto svizzero e italiano. Ha provato a fare politica in Italia, candidandosi nel 2008 al Senato per rappresentare gli italiani all’estero. Gli è andata male, ma gli è andata meglio in Svizzera dove ha avuto ruoli importanti: deputato del parlamento cantonale di Ginevra, poi consigliere di Stato (ruolo di governo molto importante) e nel 2023 viene eletto nel Consiglio degli Stati, dove rappresenta Ginevra a Berna.

Quello che colpisce non è tanto il suo importante ruolo istituzionale, quanto il contesto politico in cui opera. Il partito di cui fa parte, il Mouvement Citoyen Genevois (MCG), è tutt’altro che un partito di sinistra, ma un partito di centrodestra populista, focalizzato quasi esclusivamente su temi locali (frontalieri, sanità, costo della vita) e tradizionalmente poco interessato alla politica estera. Lo stesso MCG ha votato contro il riconoscimento dello Stato palestinese. Come si spiega allora un attacco così violento a Israele?

La risposta sta in una specificità del sistema politico svizzero: le posizioni personali su temi internazionali non sono rigidamente vincolate alla linea del partito. In questo caso, Mauro Poggia non parla come rappresentante istituzionale del MCG o del governo svizzero, ma esprime una posizione personale. Peraltro coerente con la sua conversione all’Islam dopo il matrimonio con una donna musulmana libanese.

È in questo quadro che vanno lette le sue affermazioni sul presunto cinismo israeliano a Crans-Montana. Ricalcano narrazioni false ampiamente diffuse nei media del mondo islamista radicale, da Al Jazeera alla propaganda dei Fratelli Musulmani, spesso subito smentite dai fatti: l’esercito israeliano che decapita bambini, stupra donne, bombarda ospedali. Accuse che alimentano l’odio antisemita (non antisionista) di moltissimi musulmani. Secondo numerosi sondaggi internazionali, una larghissima parte dell’opinione pubblica nei Paesi musulmani non accetta l’esistenza dello Stato di Israele; percentuali significative emergono anche in alcuni Paesi occidentali (50% dei musulmani nel Regno Unito e 40% degli americani). Eppure, il vero danno politico non lo fa Mauro Poggia.

L’avvocato Mauro Poggia, che accusa Israele di approfittare della tragedia di Crans-Montana mentre ZAKA è lì ad aiutare a riconoscere i corpi, è da biasimare come lo sono i tanti islamisti antisemiti in giro per il mondo, ma fa molti meno danni dei parlamentari delle sinistre europee.

Questi contribuiscono a legittimare la narrazione politica di Hamas, descritta come movimento di liberazione invece che come ciò che è realmente, l’ISIS, e scatenano i movimenti pro-pal contro il “genocidio” e l’“apartheid”, ignorando che la popolazione palestinese in Israele, Gaza e Cisgiordania è aumentata da 700 mila a 7 milioni dalla nascita dello Stato di Israele, che i due milioni di arabi israeliani sono rappresentati in parlamento e che le donne arabe israeliane sono tra le più libere del mondo musulmano. Alla fine diventano, nel senso storico e politico del termine, partner utili e idioti per realizzare il disegno dei Fratelli Musulmani: imporre la sharia in Europa, con le buone o con le cattive.

E mentre a Crans-Montana c’è ZAKA a smentire con i fatti le falsità di Mauro Poggia, in Europa non c’è nessuno ad aprire gli occhi degli “utili idioti”, burattini di Hamas.


ZAKA a Crans-Montana e l’antisionismo della politica
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