Vilnius si prepara da giorni al gala dell’UTMA, circuito che negli ultimi anni ha trasformato la Muay Thai in uno spettacolo capace di attirare pubblico internazionale e sponsor ambiziosi, eppure alla vigilia dell’incontro tra l’israeliano Ahavat HaShem Gordon e il turco Ali Koyuncu l’attenzione si è spostata dal ring alla bilancia. La cerimonia ufficiale della pesatura ufficiale, momento rituale in cui i due atleti si scrutano a pochi centimetri di distanza prima del combattimento, si è trasformata in un episodio che ha superato i confini della rivalità sportiva.
Secondo quanto riportato dai media locali lituani e rilanciato da diversi profili social legati all’organizzazione, dopo un primo scambio di parole dai toni accesi Koyuncu avrebbe afferrato Gordon tentando di stringergli il collo, per poi colpirlo con un calcio improvviso mentre i presenti cercavano di capire cosa stesse accadendo. Gli addetti alla sicurezza sono intervenuti in pochi secondi, separando i due atleti sotto lo sguardo di un pubblico sorpreso e già carico di tensione.
Gordon si era presentato alla pesatura avvolto nella bandiera israeliana, gesto che aveva suscitato l’approvazione di una parte della platea con cori di sostegno, mentre sui social l’avversario turco aveva nei giorni precedenti pubblicato messaggi a favore della causa palestinese accompagnati da provocazioni dirette al pugile israeliano. Il clima si era surriscaldato già durante la conferenza stampa ufficiale, quando Koyuncu aveva rivolto gesti offensivi verso il rivale, alimentando una tensione che l’entourage di Gordon aveva giudicato preoccupante al punto da chiedere all’ambasciata d’Israele in Lituania un rafforzamento delle misure di sicurezza intorno all’evento.
L’UTMA, organizzazione che punta a consolidare la propria reputazione nel panorama europeo delle arti marziali, si trova ora a gestire un incidente che rischia di oscurare il lavoro sportivo degli atleti e l’immagine del circuito. La Muay Thai, disciplina nata in Thailandia e fondata su regole severe di rispetto reciproco, prevede che l’ostilità resti confinata al combattimento regolamentato, dove ogni colpo è autorizzato entro un perimetro preciso. L’episodio di Vilnius ha incrinato quel codice non scritto che distingue la competizione dalla rissa.
Subito dopo l’alterco, Gordon ha preso il microfono e ha scelto di rispondere sul piano sportivo, promettendo che le parole sarebbero state sostituite dai fatti una volta salito sul ring e dichiarando di non avere intenzione di mostrare alcuna indulgenza. La sua reazione, accolta da applausi, ha riportato per qualche istante la scena dentro il perimetro della sfida agonistica, anche se resta l’interrogativo su come un conflitto politico latente abbia trovato spazio in un evento che avrebbe dovuto celebrare soltanto tecnica e resistenza.
Il combattimento previsto per la serata si carica così di un significato ulteriore, perché oltre alla posta in palio sportiva pesa il desiderio dell’organizzazione di dimostrare che l’ordine può essere ristabilito e che il ring resta un luogo regolato da norme condivise. Vilnius diventa teatro di una sfida che intreccia identità nazionali e rivalità personali, mentre il pubblico attende di capire se la tensione accumulata troverà sfogo entro le corde oppure continuerà a riverberare fuori dal quadrato illuminato dai riflettori.
Vilnius, la boxe oltre il limite