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VIAGGIO NELL’UEA (Unione Europea Antisemita) – Irlanda: la neutralità ostile

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
VIAGGIO NELL’UEA (Unione Europea Antisemita) – Irlanda: la neutralità ostile

Anche in Irlanda, paese che ama definirsi «terra dell’accoglienza» e della solidarietà internazionale, l’antisemitismo ha indossato la maschera rispettabile dell’antisionismo. Una trasformazione sottile ma efficace: non più odio aperto verso gli ebrei, bensì un costante linciaggio politico e mediatico contro Israele, che finisce per ricadere su chiunque si riconosca nella sua esistenza.

Dopo il 7 ottobre, a Dublino e in altre città irlandesi si sono moltiplicate manifestazioni in cui le bandiere di Hamas sventolavano accanto a quelle palestinesi, con slogan che invocavano la «liberazione dal fiume al mare». Non è mancato nulla: cori offensivi contro gli ebrei, scritte sui muri e prese di posizione istituzionali totalmente sbilanciate. Il parlamento irlandese è stato tra i primi in Europa a chiedere il riconoscimento dello Stato di Palestina e a condannare Israele con parole durissime, glissando sul terrorismo di Hamas.

La comunità ebraica irlandese conta appena duemila persone, concentrate soprattutto nella capitale. Una presenza minuscola, eppure bersaglio di attacchi verbali, isolamento sociale e campagne d’odio online. Negli ultimi mesi si sono registrati episodi concreti: aggressioni verbali e fisiche contro ebrei riconosciuti per strada, insulti sui mezzi pubblici, pressioni nelle scuole. In un caso, genitori hanno denunciato atteggiamenti di insegnanti che mostravano ostilità aperta verso studenti e famiglie ebree, costringendo l’istituto a correre ai ripari.

La tensione si è riflessa anche a livello politico. A fine 2024 Israele ha chiuso la sua ambasciata a Dublino, denunciando le posizioni sempre più ostili del governo irlandese. Un gesto che ha lasciato la piccola comunità senza punti di riferimento diplomatici, aumentando la sensazione di isolamento.

Nel linguaggio politico irlandese si è normalizzato l’uso di termini come «apartheid», «colonialismo», «pulizia etnica», rivolti a Israele. Non è raro che esponenti di governo o di partiti storici ricorrano a paragoni con il Sudafrica, con il colonialismo britannico o addirittura con il nazismo. Una retorica che, nel contesto di un paese ancora segnato da una memoria di oppressione, attecchisce facilmente e alimenta le interpretazioni più manichee: gli israeliani come nuovi colonizzatori, i palestinesi come eredi degli irlandesi oppressi.

Nelle parrocchie cattoliche, che mantengono ancora una potente influenza culturale e sociale, non mancano prese di posizione critiche verso Israele, spesso giustificate in chiave di «solidarietà cristiana» con i palestinesi. Alcuni sacerdoti hanno invitato i fedeli a pregare per Gaza dimenticandosi di citare le vittime israeliane del terrorismo. Questa asimmetria riflette un sentimento diffuso: empatia totale per i palestinesi, indifferenza e ostilità verso gli ebrei.

L’antisemitismo è emerso anche in ambito educativo: nei programmi scolastici si sono riscontrati testi che descrivono in modo distorto la storia ebraica e minimizzano la Shoah. Perfino in occasione del Giorno della Memoria non sono mancati episodi controversi, con autorità che hanno accostato il ricordo della Shoah al conflitto in corso a Gaza, suscitando proteste e indignazione.

Qualche voce nel deserto: alcuni intellettuali e giornalisti hanno preso le distanze dal clima di demonizzazione, ricordando la Shoah e il dovere di non isolare una comunità già fragile. Piccoli gruppi di cittadini hanno organizzato veglie per le vittime israeliane del 7 ottobre, pur tra contestazioni rumorose e minacce.

Essere ebrei oggi in Irlanda significa vivere in una società che si proclama neutrale ma che, nei fatti, mostra ostilità sistematica verso Israele e i suoi sostenitori. In un paese che non ha mai conosciuto la deportazione di massa e in cui la Shoah resta una memoria «esterna», la banalizzazione dell’antisemitismo passa sotto silenzio. Dietro le bandiere della pace e della giustizia si cela un veleno antico, che cambia forma ma non la sostanza.


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