Indignati per quanto sta accadendo all’ombra dei riflettori della Mostra del Cinema di Venezia, l’Associazione Setteottobre ha diffuso un comunicato stampa, ripreso dalle principali agenzie, che prende posizione sull’appello di alcuni attori e registi contro Israele e si rivolge direttamente a Carlo Verdone.
Il documento ha per titolo: “Bene la sua dissociazione, adesso un passo in più”, e si riferisce alle parole pronunciate dal regista e attore romano, che ha chiarito di non voler prestare la propria immagine a un’iniziativa che rischia di trasformare gli artisti in «tribunale dell’inquisizione».
«Finalmente un artista che riflette. Lucido e coraggioso, tanto da dichiarare, riguardo all’appello propal piovuto sulla Mostra del cinema, “diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”», scrive Setteottobre, sottolineando come la posizione di Verdone, a differenza di altri, abbia avuto «chiarezza e determinazione».
L’associazione riconosce la difficoltà di sottrarsi alla pressione di un «onda pseudo buonista che investe il mondo del cinema come tanti altri mondi», ma chiede a Verdone di andare oltre: «Ugualmente difficile è non condannare le guerre, chi può essere a favore delle guerre? E così ha firmato. Ma adesso la invitiamo a fare un passo in più: a riflettere su ciò che ha firmato.»
Il cuore della critica riguarda il manifesto sottoscritto a Venezia, accusato di rappresentare Israele «grondante di sangue», senza mai citare Hamas e i suoi crimini. «Gli ostaggi ancora segregati a Gaza. Che tace sull’orrore del 7 ottobre ovvero la causa di tutto questo. Che nega la legittimità dello Stato di Israele parlando di crimini contro l’umanità commessi “per decenni” e non solo dal 7 ottobre», denuncia il comunicato, interrogandosi amaramente: «cioè il pogrom del 7 ottobre sarebbe un atto di resistenza contro l’occupazione?».
Nessuna lezione di storia, ricorda Setteottobre a Verdone, che «viene da una famiglia di storici e sa come funziona: leggere e approfondire…». Ma l’invito è chiaro: «Il nostro è un invito a rileggere attentamente quel manifesto fatto non di voglia di pace ma piuttosto di odio. Un odio che sta drammaticamente ricadendo sugli ebrei europei e non solo israeliani. Di cui addirittura Israele stessa sarebbe colpevole.»
La conclusione del comunicato si richiama al valore del dialogo come unica via possibile: «La pace, caro Verdone, si raggiunge con il dialogo e non con la messa all’indice di un popolo e di una cultura… e di oltre 350 mila cittadini israeliani scesi in piazza per protestare contro le scelte del proprio governo. Questo, a Gaza, si può fare?»
Con questo appello, Setteottobre porta dentro la kermesse lagunare il tema più drammatico della politica internazionale: la guerra in Medio Oriente e l’uso dell’arte come strumento di propaganda, ricordando che «la pace non nasce mai dall’odio».
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