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Venezuela. I prigionieri italiani del regime Maduro

Arresti arbitrari, condizioni durissime e un governo italiano in difficoltà.

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
Venezuela. I prigionieri italiani del regime Maduro

La storia è cruda e inquietante: ci sono italiani rinchiusi nelle prigioni del Venezuela non per reati comuni, ma per motivi politici o arbitrari. Non è un numero simbolico: secondo dati raccolti da fonti italiane, decine di connazionali sono oggi considerati prigionieri politici di Caracas oppure vi si trovano in condizioni di detenzione con accuse vaghe, pretestuose o addirittura inesistenti. Il quadro, sul terreno, è fatto di celle umide, isolamento, contatti limitati con le famiglie e un negoziato diplomatico che avanza a sprazzi, senza una linea chiara né una pressione consistente da Roma.

Al centro dell’attenzione c’è da oltre un anno Alberto Trentini, cooperante italiano di 45 anni originario di Venezia. Trentini era in Venezuela per una missione con una Ong internazionale quando, il 15 novembre 2024, è stato fermato da autorità locali lungo la strada fra Caracas e Guasdalito e da allora è in carcere, nel penitenziario di El Rodeo I o in strutture simili. Per mesi la sua famiglia non ha avuto notizie dirette, e le autorità venezuelane non hanno mai reso pubbliche accuse precise contro di lui. Il governo italiano ha portato avanti colloqui, visite consolari e dichiarazioni ufficiali, ma non è arrivata alcuna accusa trasparente né un processo che possa giustificare la sua detenzione.

Trentini non è l’unico. Secondo le ricostruzioni complesse e gli elenchi raccolti, vi sono almeno un’altra dozzina di italiani o italo-venezuelani rinchiusi in carceri come El Rodeo o nell’Helicoide, il centro del servizio di intelligence, tristemente noto per interrogatori duri e condizioni dure. Tra i nomi che emergono con più frequenza ci sono Biagio Pilieri, giornalista e figura politica di opposizione; Mario Burlò, imprenditore torinese finito dietro le sbarre con accuse non chiarite; Daniel Echenagucia, italo-venezuelano detenuto, affetto da asma, le cui condizioni di salute e l’isolamento carcerario sono stati denunciati dai familiari.e altri connazionali con doppia cittadinanza o legami stretti col nostro paese. In totale, alcune fonti parlano di fino a 28 italiani considerati prigionieri politici o detenuti arbitrariamente nel regime venezuelano.

Le accuse formali, quando esistono, sono costruite su capi di imputazione generici come “complotto” o “terrorismo”, spesso privi di trasparenza giudiziaria o di accesso difensivo. I familiari raccontano di condizioni drammatiche: perdita di peso, malattie non curate, isolamento prolungato, contatti con avvocati difficili da organizzare. Le autorità di Caracas, dal canto loro, respingono l’idea che si tratti di prigionieri politici e sostengono di avere agito nell’ambito della legge, anche se la pratica internazionale definisce spesso questi casi come «detenzioni arbitrarie» o come strumento di diplomazia degli ostaggi.

Sul fronte diplomatico, Roma ha mantenuto una linea di trattative formali e colloqui con intermediari e congiunti, e il ministro degli Esteri italiano ha sollecitato interlocuzioni internazionali per ottenere il rilascio dei nostri cittadini. In dicembre il segretario di Stato americano ha ribadito il sostegno alla liberazione dei prigionieri italiani, inserendo la questione nel più ampio contesto delle relazioni Stati Uniti-Venezuela.

Eppure, a distanza di mesi e anni, resta una domanda scomoda: quanti italiani possono effettivamente essere considerati “prigionieri politici” nel sistema giudiziario venezuelano, e quanto è solida la risposta istituzionale italiana? Le famiglie chiedono risposte chiare, condizioni di detenzione umane, trasparenza processuale e, soprattutto, il ritorno a casa dei loro cari. Per ora, invece, la cronaca racconta un numero di casi che cresce, celle che non si aprono, e una diplomazia impegnata ma lenta, in un continente dove i diritti individuali, troppo spesso, sono sacrificati sull’altare di equilibri geopolitici.

In Venezuela, non sono solo numeri. Sono vite. Sono cittadini italiani. E il loro posto, per principio elementare, dovrebbe essere lontano da sbarre e accuse non provate.


Venezuela. I prigionieri italiani del regime Maduro
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