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⌥ Umanitarismo a costo zero

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C’è un umanitarismo che comporta costi, rischi, scelte difficili. E poi c’è anche quello a costo zero. La visita di Angelina Jolie al valico di Rafah, rigorosamente dal lato egiziano, appartiene senza sforzo alla seconda categoria. Tour umanitario, fotografie, dichiarazioni calibrate, indignazione impeccabile. Gaza osservata da fuori, da una distanza di sicurezza che consente empatia senza responsabilità. Israele inchiodato al ruolo del colpevole assoluto, Hamas ridotto a nota a margine, il 7 ottobre archiviato come premessa obbligatoria eppure del tutto innocua.

Quello della signora Jolie e di molti come lei, è un umanitarismo selettivo: non chiede conto all’Egitto della chiusura del valico, non si interroga sull’uso sistematico dei civili come scudi, non spiega dove finiscono gli aiuti. Parla di bambini, ma evita di nominare chi li usa come arma politica. Invoca il diritto internazionale come formula rituale, senza mai sporcarsi le manine con la realtà.

Resta il gesto simbolico perfetto: massimo rendimento morale e zero attrito. E resta anche l’illusione, molto occidentale, di essere “dalla parte giusta” senza aver capito quasi nulla.


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