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Tv malata. La BBC e l’arte di togliere gli ebrei dalla storia

Un episodio tv rimuove ogni riferimento agli ebrei dal racconto del Kindertransport.

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Tv malata. La BBC e l’arte di togliere gli ebrei dalla storia

A molti di noi è rimasto impresso nella memoria il motivetto della fine degli anni Settanta – ‘No, non è la Bbc’ – reso celebre da Arbore e Boncompagni e a cui oggi potremmo aggiungere, con un sospiro di sollievo: e meno male!

Il 26 dicembre il celebrato servizio pubblico televisivo britannico ha trasmesso un episodio di ‘The Repair Shop’ dedicato al restauro di un violoncello carico di memoria, appartenuto a Martin Landau, fuggito dalla Germania nazista a quattordici anni grazie al Kindertransport. Un racconto toccante, curato, emotivamente calibrato, nel quale però mancava un dettaglio essenziale: il fatto che Landau fosse ebreo e che il Kindertransport fosse, nella sua sostanza storica, un’operazione di salvataggio di bambini ebrei in fuga dalla persecuzione nazista.

Per quasi un quarto dell’episodio, il programma ricostruisce la vicenda dello strumento, distrutto dalle guardie naziste poco prima della partenza e rimasto inutilizzato per decenni. A presentarlo al team di restauratori è l’attrice Helen Mirren; a ridargli voce, una volta riparato, è il violoncellista ebreo Raphael Wallfisch. Tutto è raccontato con la consueta delicatezza del format. Tutto, tranne l’identità di chi viene salvato e il motivo per cui doveva essere salvato.

Il Kindertransport non fu una generica evacuazione di minori in difficoltà, ma un’operazione organizzata tra il 1938 e il 1939 che permise a circa 10.000 bambini, in larga maggioranza ebrei, di lasciare Germania, Austria e Cecoslovacchia per sfuggire alle leggi razziali e alla violenza nazista, grazie al sostegno di organizzazioni ebraiche e umanitarie. Svuotare questo fatto del suo contenuto ebraico significa trasformare un atto di salvezza mirato in una favola umanitaria indistinta, comoda per tutti e responsabile per nessuno.

Secondo quanto riportato dal Jewish Chronicle, durante il montaggio sarebbe stata tagliata la parola “ebrei” da una frase pronunciata da Mirren, ridotta in onda a un generico riferimento ai “bambini mandati via con il Kindertransport”. Una scelta editoriale che non può essere liquidata come una svista, perché produce un effetto preciso, che è quello di rendere invisibile il bersaglio della persecuzione, e con esso il senso stesso dell’evento.

Dopo le proteste, la BBC ha aggiunto una correzione alla pagina iPlayer dell’episodio, riconoscendo che il Kindertransport riguardò circa 10.000 bambini, per lo più ebrei. Ma sul sito ufficiale dell’emittente, a distanza di giorni, non c’era ancora alcun riferimento all’identità ebraica di Landau né alla natura del salvataggio. Un’aggiunta tardiva e marginale, che assomiglia più a una nota a piè di pagina che a un’assunzione di responsabilità.

Questo episodio non è isolato. Negli ultimi anni la BBC è stata più volte criticata per una linea editoriale che tende a minimizzare, relativizzare o correggere a posteriori errori gravi quando riguardano Israele o il mondo ebraico. Dalle notizie falsificate sull’ospedale Shifa alle ricostruzioni affrettate su esplosioni attribuite senza uno straccio di prova all’IDF, fino all’uso discutibile di voci narranti legate ad Hamas in documentari recenti, emerge un problema che va oltre il singolo scivolone.

Qui non si tratta di una parola mancante, ma di un’abitudine culturale: raccontare la storia dell’antisemitismo senza ebrei, l’Olocausto senza vittime identificate, la persecuzione senza persecutori e senza perseguitati riconoscibili. È una forma di cancellazione morbida, presentabile, spesso difesa in nome dell’universalismo, ma che finisce per svuotare la memoria della sua verità più scomoda.

Un violoncello può essere restaurato, una frase tagliata può essere reinserita online. Più difficile è riparare il danno quando, ancora una volta, agli ebrei viene chiesto di sparire dal proprio passato per rendere il racconto più neutro, più digeribile, più conforme al clima del tempo.


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