C’è sempre un momento, nelle democrazie stanche, in cui lo stupore diventa indignazione selettiva. Scoprire che in Iran, sotto il tallone degli ayatollah, qualcuno abbia osato sventolare un cartello con su scritto “Trump Street” provoca più scandalo delle fruste, delle impiccagioni, delle donne uccise per un velo. Strano, no?
Da qui Trump è l’eretico, lo sconsiderato, l’osceno. Da Teheran è altro: è il nome del nemico del regime, dunque uno strumento, un grido, una bestemmia lanciata contro il potere. Non è adesione ideologica ma disperazione politica. È dire: useremo qualunque simbolo pur di colpirvi.
Chi vive sotto leggi infami, sotto un potere teocratico che pretende di controllare i corpi e le anime, non ha il lusso della purezza morale occidentale. E, quindi, signore e signori cari ben accomodati nei vostri sofà e circondati da magnifiche opere d’arte, sappiate che non deve piacere ma deve funzionare.
E se questo scandalizza più dei carnefici, il problema non sono gli iraniani. Il problema siete voi.
Trump Street e la morale dei salotti
Trump Street e la morale dei salotti
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