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The Base, la rete neonazista che si rigenera online e punta alla guerra razziale

Dagli Usa all’Europa, cellule autonome e propaganda digitale: la minaccia dei suprematisti

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 5 min
The Base, la rete neonazista che si rigenera online e punta alla guerra razziale

Si chiama The Base ed è una vera e propria rete estremista, nata nel 2018, di ispirazione neonazista e suprematista bianca. Non si tratta di un’organizzazione gerarchica classica, ma di un network decentralizzato che recluta adepti soprattutto online.

Nata e data per finita negli Stati Uniti, o almeno così si illudevano gli investigatori dell’FBI, che nel 2020 ritenevano di averne ridotto in modo significativo la minaccia. In quella fase ci furono arresti, infiltrazioni e operazioni sotto copertura che colpirono diversi membri, riducendone visibilità e capacità operativa diretta, al punto che per le autorità la minaccia immediata appariva contenuta. La struttura però non è stata smantellata: ha retto proprio perché poco gerarchica, si è spostata in gran parte online, ha abbassato l’esposizione e nel tempo ha riattivato i contatti, soprattutto fuori dagli Stati Uniti.

In Europa sono stati smantellati diversi gruppi neonazisti negli ultimi 18 mesi, alcuni collegati a The Base, che si occupa di reclutamento online e diffusione di propaganda suprematista. In Gran Bretagna un adolescente è stato arrestato per aver pianificato un attentato, mentre in Spagna Europol ha aiutato la Policía Nacional a fermare una cellula tra Madrid e Valencia e ha sequestrato armi, munizioni e materiale suprematista.

Nel 2022 a Bari la polizia ha arrestato un 23enne italiano per reclutamento a fini terroristici, propaganda e incitamento all’odio. Nell’appartamento sono state trovate armi, materiali nazisti e contenuti suprematisti sul computer. Non si trattava di un profilo isolato. Secondo gli investigatori il soggetto guidava una piccola cellula locale di tre o quattro persone e svolgeva un’attività strutturata: online traduceva e diffondeva contenuti stranieri — soprattutto meme e materiali propagandistici in inglese — adattandoli al contesto italiano, mentre offline diffondeva manifesti e cercava contatti sul territorio. Gli elementi raccolti indicavano una disponibilità concreta al salto di livello, con una propensione ad azioni violente anche in assenza di un obiettivo già definito.

Il caso si inserisce in una traiettoria più ampia del terrorismo suprematista. Il giudice ha evidenziato collegamenti ideologici con l’attentato di Buffalo del 2022, che a sua volta si colloca in una catena di emulazione che porta alla strage di Christchurch del 2019 e ad altri attacchi successivi in Europa. Nel materiale sequestrato a Bari emergeva lo stesso pantheon: l’autore di Christchurch, Anders Breivik e Luca Traini. I loro nomi erano incisi su una cassa per armi. Non semplice ammirazione, ma costruzione di un modello operativo.

È questo il punto: la rete non trasmette solo ideologia, ma esempi replicabili. Ogni attentato diventa contenuto, ogni autore un riferimento. Il risultato è una minaccia distribuita, costruita su individui autonomi ma collegati dalla stessa matrice, ed è su questo livello che il rischio continua a crescere. Si tratta di una dinamica pericolosa che ricalca in modo diretto l’impostazione di Siege, il testo del neonazista americano James Mason: cellule clandestine, senza leader, autonome nell’azione, con l’obiettivo di destabilizzare la società e innescare una rottura più ampia. Si tratta di concetti che oggi vengono rilanciati e amplificati anche su Terrorgram, una rete decentralizzata di canali Telegram legati all’estrema destra, orientati all’accelerazionismo militante, dove circolano propaganda, manuali operativi, istruzioni per attacchi e indicazioni su possibili obiettivi. Il logo fonde l’icona di Telegram con i simboli delle Waffen-SS. È uno spazio di connessione e diffusione per ambienti legati a The Base, ad Atomwaffen Division e ad altre realtà affini, e rappresenta oggi uno dei principali moltiplicatori di questo modello.

Già nel luglio 2024 il Consiglio dell’Unione europea aveva inserito The Base nella lista delle organizzazioni terroristiche, la prima volta che l’UE riconosce formalmente un’entità di estrema destra di questo tipo, segnando un cambio di priorità nel contrasto. Sul campo, il modello operativo resta coerente: una rete decentralizzata e clandestina, composta da piccole cellule, con ideologia fondata su suprematismo, accelerazionismo militante e preparazione a una “guerra razziale”. Addestramento, propaganda e attivazione sono i tre pilastri di questo approccio.

L’uomo dietro The Base è un americano di 52 anni residente in Russia, fuori dalla giurisdizione delle autorità occidentali. Negli ultimi anni, mentre la Russia scatenava la guerra in Ucraina, The Base ha cominciato a incitare violenza contro politici ucraini, uffici governativi e infrastrutture. Nel 2002 ha fondato Omega Solutions International, una società di sicurezza specializzata in intelligence e antiterrorismo, e ha continuato a lavorare come consulente per l’FBI e il Pentagono anche dopo l’11 settembre, partecipando a missioni all’estero in Iraq e Afghanistan. È stato in questo periodo, secondo fonti a lui vicine, che si è radicalizzato e ha abbracciato l’ideologia neonazista.

uccessivamente ha registrato diverse proprietà nello Stato di Washington a nome di “The Base LTD”, segnando la nascita ufficiale del gruppo. Questi appezzamenti isolati, definiti “campi dell’odio”, erano destinati all’addestramento e alla preparazione di quella che The Base sperava diventasse una guerra razziale. Una guerra immaginata tra bianchi e non bianchi all’interno delle società occidentali. L’obiettivo finale è destabilizzare la società multiculturale occidentale, fomentando attacchi contro minoranze, politici e istituzioni per accelerarne il collasso e creare spazio a un “ordine suprematista bianco”.


The Base, la rete neonazista che si rigenera online e punta alla guerra razziale