La questione delle tasse che la Chiesa cattolica paga o non paga in Israele è uno dei dossier più longevi, opachi e delicati nei rapporti tra lo Stato israeliano e la Santa Sede, ed è anche uno di quelli che meglio spiegano perché, a oltre trent’anni dalla normalizzazione diplomatica, il rapporto resti segnato da una sostanziale incompiutezza. Non si tratta di un privilegio concesso o negato per ragioni ideologiche, ma di un intreccio giuridico complesso che affonda le radici ben prima del 1948 e che da allora non è mai stato realmente sciolto.
Il punto di partenza è storico. Molte delle proprietà della Chiesa cattolica in Israele, scuole, conventi, ospedali, monasteri, case di accoglienza e terreni, risalgono all’epoca ottomana e al Mandato britannico. In quei contesti, le istituzioni religiose godevano di un regime fiscale speciale, che prevedeva ampie esenzioni dalle imposte locali in quanto enti caritativi o religiosi. Con la nascita dello Stato di Israele, quel sistema non è stato cancellato di colpo, ma ereditato in modo parziale e mai del tutto codificato, lasciando spazio a interpretazioni divergenti.
Quando nel 1993 Israele e la Santa Sede firmarono l’Accordo fondamentale, il tema fiscale venne riconosciuto come uno dei nodi centrali da risolvere in un secondo momento. L’accordo stabiliva il principio della libertà religiosa e del rispetto delle istituzioni ecclesiastiche, rinviando però a una successiva intesa la definizione concreta del regime tributario delle proprietà cattoliche. Quell’intesa, a distanza di decenni, non è mai stata conclusa.
Dal punto di vista israeliano, la questione è eminentemente pratica. Le autorità statali e soprattutto i comuni, in particolare quello di Gerusalemme, chiedono che almeno una parte delle attività svolte da enti ecclesiastici venga assoggettata alle imposte municipali, in particolare all’arnona, la tassa sugli immobili. La distinzione che Israele tende a fare è tra attività strettamente religiose, che potrebbero restare esenti, e attività commerciali o para-commerciali, come alberghi per pellegrini, negozi, ristorazione e affitti, che secondo il diritto israeliano dovrebbero essere tassati come qualsiasi altra attività economica.
La posizione della Chiesa cattolica è diversa. La Santa Sede sostiene che molte di queste strutture, anche quando producono reddito, svolgano una funzione sociale, educativa o caritativa e che quindi non possano essere assimilate a imprese commerciali ordinarie. Inoltre, dal punto di vista vaticano, qualsiasi modifica unilaterale del regime fiscale costituirebbe una violazione degli impegni assunti con l’Accordo fondamentale, che tutela le istituzioni ecclesiastiche nel loro complesso.
Negli ultimi anni, il conflitto è emerso più volte in modo visibile. A Gerusalemme, il tentativo del municipio di riscuotere arretrati fiscali da alcune proprietà ecclesiastiche ha provocato proteste formali, sospensioni simboliche di attività e dure prese di posizione da parte dei patriarchi cristiani, che hanno parlato di una minaccia alla presenza cristiana in Terra Santa. Israele, dal canto suo, ha replicato sostenendo di non voler colpire la libertà religiosa, ma di dover garantire parità di trattamento fiscale e sostenibilità finanziaria degli enti locali.
Il risultato è uno stallo che si trascina da anni. Le commissioni bilaterali tra Israele e Santa Sede continuano a riunirsi a intervalli irregolari, senza arrivare a una soluzione definitiva. Nel frattempo, molte richieste di pagamento vengono congelate, alcune proprietà restano di fatto esenti, altre finiscono in un limbo giuridico che alimenta tensioni e sospetti reciproci.
Questa vicenda mostra come, dietro il linguaggio della diplomazia e delle dichiarazioni ufficiali, il rapporto tra Israele e la Chiesa cattolica si giochi spesso su questioni molto concrete, fatte di tasse, bilanci e competenze amministrative. Non è una battaglia ideologica, ma un confronto tra due sistemi giuridici e due visioni diverse del ruolo pubblico delle istituzioni religiose. Finché non verrà trovato un accordo chiaro e condiviso, il tema fiscale continuerà a riemergere ciclicamente, ricordando quanto il dialogo tra Gerusalemme e il Vaticano resti, ancora oggi, incompiuto.
Tasse, esenzioni e nodi irrisolti
Tasse, esenzioni e nodi irrisolti

