La Tanzania occupa una posizione singolare nello scacchiere africano perché unisce stabilità politica relativa, crescita economica moderata e una diplomazia che preferisce muoversi con discrezione piuttosto che con dichiarazioni rumorose. Il paese guidato dalla presidente Samia Suluhu Hassan, prima donna a ricoprire la carica nella storia nazionale, ha progressivamente modificato il proprio approccio alla politica estera dopo gli anni più isolazionisti del suo predecessore John Magufuli, scegliendo una linea che punta alla riapertura economica e a una rete di relazioni internazionali più ampia.
Dar es Salaam guarda innanzitutto alla propria regione, perché l’Africa orientale rappresenta lo spazio naturale di influenza della Tanzania. L’adesione attiva alla East African Community e il dialogo costante con Kenya, Uganda e Rwanda riflettono l’idea che la crescita economica del paese dipenda anche dall’integrazione commerciale e infrastrutturale con i vicini. Il grande progetto ferroviario Standard Gauge Railway, destinato a collegare il porto di Dar es Salaam con l’interno del continente, rappresenta una delle iniziative più ambiziose in questo senso e mostra quanto la leadership tanzaniana consideri le infrastrutture uno strumento decisivo per rafforzare il ruolo del paese nei corridoi commerciali dell’Africa orientale.
Accanto alla dimensione regionale si sviluppa una politica di apertura verso partner internazionali molto diversi tra loro. La Cina rimane uno dei principali interlocutori economici, soprattutto nei settori delle infrastrutture e dell’energia, mentre gli Stati Uniti e l’Unione europea continuano a rappresentare fonti importanti di investimenti e cooperazione allo sviluppo. Questa pluralità di relazioni non è casuale e risponde alla tradizione diplomatica inaugurata negli anni dell’indipendenza dal presidente Julius Nyerere, il quale immaginava la Tanzania come un paese capace di dialogare con blocchi diversi senza legarsi in modo esclusivo a uno di essi.
All’interno di questo quadro trova spazio anche il rapporto con Israele, una relazione che negli ultimi anni ha assunto una dimensione più concreta soprattutto nel campo tecnologico e agricolo. I due paesi hanno ristabilito relazioni diplomatiche piene negli anni Novanta e da allora la cooperazione si è sviluppata in settori in cui l’esperienza israeliana risponde a esigenze molto concrete della società tanzaniana. La gestione delle risorse idriche, le tecniche di irrigazione in aree aride e la modernizzazione dell’agricoltura rappresentano campi in cui aziende e istituzioni israeliane hanno avviato progetti di formazione e trasferimento tecnologico.
Il governo di Samia Suluhu Hassan ha mostrato interesse per queste collaborazioni perché la sicurezza alimentare rimane una priorità strategica per un paese che continua a dipendere fortemente dall’agricoltura e che deve affrontare gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. In diverse regioni della Tanzania programmi sostenuti da organizzazioni israeliane hanno introdotto sistemi di irrigazione a goccia e tecnologie di gestione dell’acqua che consentono di aumentare la produttività delle colture con un uso più efficiente delle risorse disponibili.
La dimensione politica di questa relazione resta tuttavia prudente, anche perché la Tanzania mantiene tradizionalmente una posizione favorevole alla soluzione dei due Stati nel conflitto israelo-palestinese e vota spesso in linea con molti paesi africani nelle sedi delle Nazioni Unite. Questa scelta riflette una sensibilità storica diffusa in gran parte del continente africano, dove il sostegno all’autodeterminazione dei popoli è stato a lungo collegato alla memoria delle lotte anticoloniali.
La diplomazia tanzaniana cerca quindi di mantenere un equilibrio tra cooperazione pragmatica con Israele e attenzione alle dinamiche politiche del mondo arabo e musulmano, con cui il paese condivide legami culturali e commerciali radicati soprattutto lungo la costa dell’Oceano Indiano e nell’arcipelago di Zanzibar. In questo contesto il governo di Dar es Salaam preferisce evitare prese di posizione drastiche e privilegia un linguaggio diplomatico misurato che consenta di preservare rapporti utili con interlocutori diversi.
Il risultato è una politica estera che riflette la natura stessa della Tanzania, un paese che negli ultimi anni ha cercato di consolidare la propria stabilità interna mentre si affaccia con maggiore sicurezza sulla scena internazionale. La leadership attuale sembra convinta che il peso diplomatico di Dar es Salaam dipenderà soprattutto dalla capacità di attrarre investimenti, sviluppare infrastrutture e mantenere un clima politico prevedibile, elementi che rendono la Tanzania uno degli attori più osservati dell’Africa orientale. In questo scenario il rapporto con Israele rappresenta una tessera di un mosaico più ampio, nel quale la cooperazione tecnologica e agricola si intreccia con una diplomazia prudente che evita rotture e cerca di mantenere aperti tutti i canali utili allo sviluppo del paese.
Tanzania, l’equilibrio africano tra sviluppo, diplomazia e nuovi partner