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L’Avvenire 28 febbraio: “Le Ong potranno restare a Gaza. Ma ci hanno già portati via”

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 4 min
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Nell’articolo, a firma Luca Foschi, si dà notizia della decisione della Corte Suprema israeliana di sospendere temporaneamente il provvedimento di marzo 2025 con cui il governo aveva richiesto alle Ong operanti a Gaza e in Cisgiordania di consegnare l’elenco dei nominativi del personale palestinese per ragioni di sicurezza, pena il rinnovo dei permessi per il 2026. Com’è noto la mossa di Israele ha suscitato veementi proteste a livello internazionale e 37 Ong si sono rifiutate aderire alle richieste governative. Così la loro licenza è scaduta il primo gennaio 2026, mentre il primo marzo avrebbero dovuto smettere di operare sul campo. Questo se non fosse intervenuta la Corte Suprema a seguito di una petizione presentata da 17 Ong assistite da due avvocati israeliani. In attesa di esaminare il caso più approfonditamente ed emettere una sentenza, la Corte ha congelato il provvedimento del governo precisando di “non prendere alcuna posizione”.

Un articolo può essere fazioso anche per omissione. Il pezzo di Foschi omette scrupolosamente le motivazioni e le prove portate dal governo israeliano per esigere trasparenza dalle Ong, mentre altrettanto scrupolosamente si appiattisce sulla narrativa delle Ong stesse. Una narrativa dettata da una campagna martellante portata avanti per mesi a livello internazionale, con Medici senza frontiere (Msf) in prima linea, in cui le richieste di Israele sono state descritte come un assalto agli aiuti umanitari. Foschi si allinea e scrive che tutta la vicenda sarebbe motivata dalla volontà di Israele di portare “alle estreme conseguenze lo storico sospetto nei confronti delle organizzazioni umanitarie”. Storico sospetto che si sarebbe tradotto nella richiesta alle Ong di “fornire una lista dettagliata del personale accusato di ospitare stranieri inclini alla propaganda anti-israeliana e palestinesi infiltrati con legami diretti alle fazioni politiche e combattenti”. Le acrobazie letterarie di Luca Foschi per non dover citare mai le parole Hamas, né terroristi islamici, sono davvero stupefacenti!

Secondo Foschi, quindi, le richieste israeliane nei confronti delle Ong sarebbero basate non su fatti, ma su sospetti, su pregiudizi, su accuse senza prove: perciò, perché parlarne? E infatti nell’articolo nulla si dice dei documenti recuperati dall’Idf a Gaza che descrivono le regole di Hamas a cui dovevano attenersi le Ong internazionali se volevano operare negli ospedali della Striscia: sorveglianza da parte del gruppo terroristico esercitata anche tramite un “garante” assegnato a ciascuna organizzazione, il controllo sulle loro équipe, le limitazioni di movimento rispetto alle aree off-limits riservate all’uso militare in ciascun ospedale. Hamas nei suoi documenti elenca un certo numero di Ong e agenzie internazionali assoggettate ai suoi diktat: Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Medici Senza Frontiere, Medecins Du Monde, Palestine Children’s Relief Fund (PCRF), Handicap, Karolinska Institutet, Physicians for Human Rights Israel, MAP-UK, Norwegian Aid Committee, Palestinian Medical Relief Society‎, Save the Children, Al-Khebra Center for Consultant and Development, Doctors of the Earth Association, Gaza Community Mental Health Programme.

Recentemente Msf ha denunciato la presenza di uomini armati e movimenti di armi all’interno dell’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia, e comunque si è guardata bene dal collegarli al gruppo terroristico al potere a Gaza da vent’anni, confermando in pieno quanto Israele va sostenendo da anni. Ma la denuncia arriva troppo tardi. Per due anni le Ong hanno nascosto la militarizzazione degli ospedali di Gaza, la deviazione degli aiuti umanitari, accettando di sottoporsi alle regole di Hamas, mentre hanno alimentato una feroce campagna contro Israele. Caro Foschi, per quanto tu ti sia adoperato ad omettere, questa vicenda segna il crollo del mito della neutralità delle organizzazioni umanitarie. Il tuo giornale titola “Le Ong potranno restare a Gaza”, ma con quale faccia? Come sostiene Israele “l’assistenza umanitaria è benvenuta, lo sfruttamento dei gruppi umanitari per scopi terroristici è inaccettabile”.


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