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Stampa & Militanza

Titoli, cifre, omissioni, fonti: quando la stampa è faziosa, qualcuno deve dirlo

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 7 min
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L’UNITÀ – 12 febbraio

“POLVERIZZATI DALLE BOMBE, MORTI COSÌ 2842 PALESTINESI A GAZA”. È questo il titolo a caratteri cubitali dell’Unità.

ell’articolo il giornalista Umberto De Giovannangeli precisa: “Polverizzati senza che ne siano rimaste tracce: neanche un corpo da seppellire, né una salma da piangere. Le squadre della Protezione civile della Striscia di Gaza hanno accertato l’uccisione di 2842 palestinesi polverizzati dalle bombe termobariche sganciate da Israele su Gaza: è quanto afferma un’inchiesta giornalistica realizzata da Al Jazeera”. Urca, che notiziona: una vera manna per i propal!

E però a chi legge l’articolo qualche dubbio dovrebbe sorgere. Se i corpi sono stati polverizzati, come hanno fatto a contarli? La Protezione civile di Gaza che è controllata da Hamas, fatto che il giornalista non precisa, afferma che dopo questi attacchi avrebbe “incrociato il numero noto di occupanti con i corpi recuperati”, chiedendo quante persone erano a casa al momento del bombardamento e se recuperavano meno corpi intatti del numero di persone che avrebbero dovuto essere lì, quei corpi sono stati contati come “evaporati”. Secondo De Giovannangeli questo sarebbe un metodo sicuro in grado di dare “un numero preciso”! Peccato che il metodo non sia verificabile. Lo racconta ad Al Jazeera Mahmoud Bassal, portavoce della Protezione civile di Gaza.

Di nuovo, anche qui viene taciuto che Bassal è anche attivo nell’ala militare di Hamas come operativo nel Battaglione Zeitoun delle Brigate Izz-ad-Din al Qassam. Così come viene fatta passare per credibile Al Jazeera, emittente finanziata dal governo del Qatar al servizio della sua politica estera che pompa propaganda anti-israeliana in modo continuo e che ha dimostrato più volte di fare da megafono di Hamas. Se ci fosse bisogno di una conferma, nel recente forum organizzato a Doha dall’emittente qatarina è intervenuto Khaled Mashaal, uno dei massimi capi di Hamas, che ha concluso il suo intervento con un elogio al Qatar per il suo sostegno alla “causa palestinese” e ha ribadito il giuramento di “sconfiggere il nostro nemico, Israele, a Dio piacendo”. Il nostro.

No, caro De Giovannangeli non hai scritto una notiziona, hai dato voce a una bufala propagandistica di Hamas contrabbandata ai tuoi lettori come verità accertata. Una bufala che infatti non è stata ripresa da nessuna testata nazionale e internazionale (fatta eccezione per Il Fatto Quotidiano, il che non desta meraviglia) e che è stata smontata punto per punto da Honest Reporting.

IL FATTO QUOTIDIANO – 16 febbraio

“La Ue abolisce le rose di Gaza. Riscritti i libri di testo. Accolte dall’Anp le richieste di modifiche dei sussidiari”.

Roberta Zunini, che firma il pezzo, esprime tutta la sua indignazione per la richiesta dell’Ue di cancellare nei libri di testo palestinesi frasi che ricordano che a Gaza si coltivavano rose e che venivano esportate in tutta l’area del Mediterraneo. Tutto qui? No, la giornalista continua affermando che se il capitolo sulle rose è indice “di una strategia diabolica, anche altri esempi lasciano attoniti” citando le richieste di soppressione di termini come “sionismo”, “martiri”, “prigionieri”, “rifugiati”, “muro di annessione”, di alcune poesie e per la prima elementare anche dell’inno nazionale palestinese. Così la giornalista conclude che dai documenti pubblicati dall’agenzia Quds Network, da cui ha attinto la notizia, “si evince la volontà dell’Ue di eliminare l’identità e la memoria storica palestinese”.

No, Zunini. Come lei ben sa, anche se si guarda bene dallo scriverlo, l’Ue vuole ripulire dai curricula scolastici degli studenti palestinesi i contenuti che incitano all’odio, alla violenza, all’antisemitismo e che glorificano il terrorismo. A maggio 2025 il Parlamento europeo (l’Ue è il maggior donatore dell’Anp) ha votato per il congelamento dei finanziamenti all’Autorità palestinese finché quei contenuti non saranno eliminati dai libri di testo. Nonostante un accordo firmato nel luglio 2024 tra l’Ue e l’Anp, che condizionava i fondi europei alla rimozione dei contenuti odiosi dai libri scolastici entro il 2025, un nuovo rapporto del novembre 2025 ha rilevato che i testi per l’anno scolastico 2025-26 non sono stati modificati in modo sostanziale.
Gli ebrei continuano a essere raffigurati come nemici corrotti o ingannatori, la violenza e il terrorismo sono apertamente esaltati, i terroristi che hanno ucciso civili israeliani elogiati come martiri e modelli per i giovani. Israele viene cancellato da mappe e testi, la sua esistenza descritta come incompatibile con la giustizia mentre gli israeliani sono abitualmente disumanizzati come portatori di crudeltà demoniaca. Anche gli esercizi di scienza, matematica e grammatica sono progettati per normalizzare la violenza e promuovere la disumanizzazione. Contenuti che a lei evidentemente non suscitano alcuna indignazione perché come fonte si affida a Quds Network, agenzia online palestinese a proposito della quale l’Associated Press nel 2015 scriveva che “questo sito afferma di essere indipendente ma ha la reputazione di essere affiliato alla Jihad Islamica Palestinese”
Nel 2023 Meta ha sospeso le pagine dell’agenzia, definendola “affiliata a Hamas”. Anche qui nessuna indignazione, anzi. Roberta Zunini si autoassolve affermandoaando che il Comitato di protezione dei giornalisti ha smentito che Quds Network sia legato ad Hamas. Amen.

LA STAMPA – 18 febbraio

“ILLUSIONI DI PACE. L’iniziativa del Board promette soldi, stabilità e ricostruzione. Un’ottima cornice per legittimare a livello mondiale la politica di Israele: non ritirare il suo esercito dalla Striscia”

L’articolo è firmato da Fabiana Mannocchi, corrispondente da Gerusalemme, che inizia definendo il Board of Peace “una macchina di ambiguità utile a chi sul terreno dispone del tempo, del controllo e del diritto di definire le condizioni”. E chi sarebbe questo “chi”? Secondo Mannocchi, è ovvio, è Israele che starebbe nel Board per tenere lontana la discussione dalla questione decisiva: “tempi e modalità del ritiro delle truppe israeliane”. Avete capito bene: per la giornalista la questione decisiva – e principale obiettivo del Board – non sarebbe il disarmo di Hamas, su cui peraltro concordano tutti gli analisti, ma il ritiro di Israele dalla Striscia. Addirittura la credibilità del BoP dipenderebbe da “un prerequisito politico che oggi non c’è: la disponibilità di Israele a rendere verificabile con tappe e vincoli una riduzione della sua presenza militare”. In tutto l’articolo Mannocchi non fa che arzigogolare su questo tema, per arrivare a dire che è Israele il problema e che sta agendo per diluire i lavori del Board nel tempo in modo da far trovare tutti di fronte al fatto compiuto: l’occupazione israeliana permanente di Gaza. L’articolo occupa lo spazio di una pagina senza che ci sia alcun riferimento ad Hamas, al suo disarmo così come al disarmo delle altre organizzazioni terroristiche islamiche che spadroneggiano a Gaza, a cui l’allungamento dei tempi fa comodo per riarmarsi e riorganizzarsi.

Invitiamo Fabiana Mannocchi a guardarsi intorno e ad acuire l’udito. Forse riuscirà anche lei a intercettare gli allarmi che lanciano i dissidenti palestinesi che denunciano “il fascismo, il terrorismo e il culto della morte di Hamas contro il popolo palestinese a Gaza”.

In un filmato postato su X si vedono gli squadroni della morte di Hamas attraversare le tendopoli degli sfollati e chiudere con la forza i piccoli venditori ambulanti che non pagano le tasse al gruppo terroristico. Minacciano violenza, sparizioni, torture, girando con barre di metallo per colpire le gambe e le ginocchia di coloro che non obbediscono agli ordini.

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In un altro filmato si denuncia che “milioni di dollari destinati agli aiuti umanitari continuano a essere sprecati ogni giorno nella Striscia di Gaza a causa della criminalità di Hamas e di un’intera rete di influencer e di una nuova classe di milionari che rubano ingenti somme di denaro e beni di prima necessità”.

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