Home > Attualità > Spagna, l’antisemitismo che cresce nel silenzio

Spagna, l’antisemitismo che cresce nel silenzio

Dalle aggressioni in strada ai dati dell’UNESCO, passando per le scuole e le istituzioni: il 2025 si chiude con segnali allarmanti

Sara Hernández Díez

Tempo di Lettura: 4 min
Spagna, l’antisemitismo che cresce nel silenzio

Il 2025 si è concluso in Spagna con diversi episodi deplorevoli. Alla fine di dicembre l’artista israeliano di graffiti Dudi Shoval e sua moglie Hodaya si sono recati a Barcellona con l’intenzione di lasciare il loro segno, intervenendo su muri già ricoperti di scritte antisemite, antisioniste e anti-israeliane. Mentre Shoval dipingeva una Stella di David su un murale pieno di slogan come “Lunga vita alla Palestina” e “Gli israeliani sono assassini”, una folla si è radunata attorno a loro e li ha aggrediti, prima con insulti e poi con violenza fisica. Quando gli Shoval e la loro troupe hanno cercato di rifugiarsi in auto, qualcuno ha lanciato una bottiglia di vetro che ha colpito alla testa il fotografo.

Non è stato un episodio isolato. Gli auguri per il 2026 della consigliera comunale di Palma di Maiorca (Isole Baleari) e coordinatrice autonoma di Podemos, Lucía Muñoz Dalda, auspicavano la “scomparsa dello Stato di Israele e una Palestina libera dal fiume al mare”. All’ingresso di un liceo di Madrid, tra i messaggi di buon anno scritti sulla lavagna, si poteva leggere “menos jews” (meno ebrei). Segnali che indicano come l’antisemitismo stia crescendo anche nelle aule scolastiche, e non soltanto in Spagna.

Il nuovo rapporto dell’UNESCO, intitolato ‘Affrontare l’antisemitismo attraverso l’educazione: indagine sulla conoscenza e la comprensione degli insegnanti’, mostra che il 78% dei docenti ha assistito ad almeno un episodio antisemita tra gli studenti, mentre il 27% ne ha osservati nove o più. Secondo lo studio — al quale hanno partecipato 2.030 insegnanti di 23 Paesi dell’Unione Europea — il 61% ha riscontrato casi di negazione o distorsione dell’Olocausto tra i propri studenti e l’11% afferma che ciò accade frequentemente. La stessa percentuale dichiara di essere venuta a conoscenza almeno una volta di aggressioni fisiche contro studenti ebrei, mentre il 44% ha osservato studenti che facevano gesti nazisti o utilizzavano simboli del nazismo. Il 61% degli insegnanti ammette inoltre di non essere stato in grado di rispondere adeguatamente alle domande degli studenti sull’antisemitismo in una o due occasioni, e il 42% è a conoscenza di comportamenti antisemiti da parte di colleghi.

Restando nell’ambito scolastico, la Scuola d’arte e design Carlos Pérez Siquier di Almería ha organizzato, dal 26 gennaio al 6 febbraio, una mostra su Gaza con manifesti antisemiti e materiali riconducibili al movimento internazionale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS), le cui attività sono state oggetto di diverse sentenze definitive della Corte Suprema, che le ha definite discriminatorie e contrarie ai diritti fondamentali.

Sempre a dicembre, ma a Miranda de Ebro, città del nord della Spagna che ospitò l’ultimo campo di concentramento franchista, con la collaborazione dei gruppi “Miranda con Palestina” ed “Educación con Palestina”, diverse scuole e licei hanno promosso una campagna intitolata “Un calzino, una vita”, riempiendo il ponte principale che attraversa il fiume della città con calzini da bambino. Il 24 gennaio, però, non si è registrato alcun atto pubblico di condanna per le oltre venti tombe ebraiche vandalizzate nel cimitero di Les Corts, a Barcellona; e il 27 gennaio nessun istituto scolastico ha organizzato iniziative in memoria delle vittime della Shoah.

In quella stessa giornata, il presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna, David Obadía, ha denunciato l’aumento dell’antisemitismo durante la cerimonia ufficiale della Memoria dell’Olocausto e della Prevenzione dei Crimini contro l’Umanità, svoltasi al Senato. “Ci attaccano, ci insultano, ci chiamano fascisti, genocidi, assassini con un’intensità mai vista prima in Spagna”, ha affermato. Il presidente del Senato, Pedro Rollán, ha ricordato che, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sull’antisemitismo in Spagna, nel 2024 sono stati registrati 193 episodi, il numero più alto nella storia moderna del Paese, con un incremento del 221,67% rispetto all’anno precedente.

All’evento ha partecipato anche il ministro della Politica territoriale e della Memoria democratica, Ángel Víctor Torres, che ha definito il ricordo dell’Olocausto “una responsabilità ineludibile per ogni società democratica” e ha sottolineato l’importanza di trasmettere questa memoria alle nuove generazioni attraverso l’educazione. Eppure qualcosa evidentemente non sta funzionando, se il direttore generale dell’UNESCO, Khaled El Enany, ha affermato che il discorso d’odio, in particolare l’antisemitismo e la negazione dell’Olocausto, ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla fine della Seconda guerra mondiale.


Spagna, l’antisemitismo che cresce nel silenzio

Mamdani, ovvero quando la fede entra in municipio