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Spagna, il milionario filopalestinese che divide il governo Sánchez

Madrid dà via libera alla procedura di estradizione negli Stati Uniti di James “Fergie” Chambers, finanziatore di Palestine Action. Sumar grida alla persecuzione politica

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Spagna, il milionario filopalestinese che divide il governo Sánchez

Il governo spagnolo ha consentito che prosegua davanti alla giustizia la richiesta americana di estradizione di James “Fergie” Cox Chambers, multimilionario statunitense, militante comunista e finanziatore di cause filopalestinesi. Una decisione formalmente procedurale che ha però aperto una frattura dentro la coalizione guidata da Pedro Sánchez, proprio mentre i rapporti tra Madrid e Washington attraversano una fase di forte tensione.

Chambers, 41 anni, erede di una delle grandi fortune americane nel settore delle comunicazioni, è stato arrestato il 10 luglio a Ibiza su richiesta delle autorità statunitensi e si trova da allora in custodia cautelare. Gli atti dell’accusa non sono stati resi integralmente pubblici. Secondo quanto emerso finora, gli Stati Uniti gli contestano reati che comprenderebbero riciclaggio di denaro e associazione finalizzata a disordini. Il procedimento è destinato ora a passare al vaglio della giustizia spagnola e soltanto al termine dell’iter il governo di Madrid dovrà pronunciarsi definitivamente sull’estradizione.

Il profilo di Chambers rende il caso particolarmente esplosivo. Si definisce comunista e anti-imperialista, ha espresso posizioni radicalissime contro gli Stati Uniti e Israele e, dopo avere venduto nel 2023 una quota della partecipazione nell’impero familiare Cox Enterprises per circa 250 milioni di dollari, ha destinato parte della propria ricchezza a iniziative politiche e filopalestinesi.

Secondo i suoi avvocati, oltre un milione di dollari è stato versato a progetti umanitari destinati a Gaza. Chambers ha inoltre finanziato le spese legali di militanti di Palestine Action, il gruppo britannico protagonista di incursioni e danneggiamenti contro aziende legate all’industria della difesa israeliana. Il Regno Unito lo ha messo al bando nel luglio 2025 in base al Terrorism Act; nell’agosto scorso anche il dipartimento del Tesoro americano ha designato Palestine Action come organizzazione terroristica, sottoponendola a sanzioni.

È proprio attorno alla natura dei finanziamenti di Chambers che si gioca la battaglia politica e giudiziaria. I suoi legali sostengono che l’azione americana sia determinata dalle sue idee e dal sostegno alla causa palestinese. La stessa tesi è sostenuta da Sumar, partner di sinistra del governo Sánchez. La questione è decisiva anche sul piano giuridico, perché la legislazione spagnola impedisce un’estradizione quando la richiesta viene riconosciuta come politicamente motivata.

L’avvocato Baltasar Garzón, che assiste Chambers e ha presentato per lui anche una domanda di asilo in Spagna, sostiene che una consegna agli Stati Uniti creerebbe un precedente pericoloso. Intorno al milionario si è intanto mobilitata una parte del mondo filopalestinese internazionale. Circa 150 personalità hanno sottoscritto un appello contro l’estradizione, fra loro Richard Gere, Greta Thunberg e la scrittrice Fatima Bhutto.

Madrid cerca per ora di mantenere la vicenda sul terreno giudiziario. La portavoce del governo Elma Saiz ha precisato che il passaggio autorizzato dall’esecutivo è esclusivamente procedurale e che la decisione finale arriverà soltanto dopo quella dei giudici.

È una distinzione importante, perché Sánchez si trova stretto fra due pressioni opposte. Da Washington arriva la richiesta di consegnare un cittadino americano accusato di reati gravi; dentro la sua maggioranza c’è chi considera invece Chambers una vittima della repressione politica dell’amministrazione Trump. La prossima udienza, la cui data deve ancora essere fissata, trasformerà inevitabilmente questo scontro politico in una questione giudiziaria. Ed è lì che si dovrà stabilire dove finisca il finanziamento dell’attivismo e dove, secondo le accuse americane, cominci qualcosa di molto diverso.