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Soli

Daniele Scalise

Ti giri, e non c’è nessuno. Non perché non ci sia gente intorno, anzi: le stanze sono piene, le piazze affollate, le bacheche traboccano di parole. È che a un certo punto capisci che quelle presenze non reggono più, non tengono quando serve. Restano lì, ma dall’altra parte.

La solitudine non arriva all’improvviso. Si deposita. Una frase non detta, una presa di distanza elegante, una battuta ambigua che nessuno corregge. Poi il silenzio, che è la forma più onesta del disimpegno. E infine lo scarto: tu da una parte, loro dall’altra, con quella tranquillità di chi è convinto di stare nel posto giusto.

Succede quando dici una cosa semplice, elementare: che gli ebrei non si toccano, che l’odio ha un nome e una storia, che certe parole non sono opinioni ma residui tossici. E ti ritrovi a spiegare l’ovvio a persone che credevi vicine, affini, magari anche intelligenti. Ti guardano come se fossi tu ad aver esagerato, come se stessi spostando il discorso su un terreno improprio. Intanto, nelle piazze, qualcuno urla “saponette mancate” e nessuno interviene. Nessuno davvero.

Non sono ragazzini allo sbando. Sono adulti, integrati, colti quanto basta per sapere cosa stanno facendo. E proprio per questo è più grave. Si sentono dalla parte giusta, si raccontano una moralità a basso costo, si assegnano una patente che li mette al riparo da ogni responsabilità. È lì che capisci che la distanza non è temporanea, non è un equivoco: è una frattura.

La parola “tradimento” è grossa, ma a volte è l’unica che resta. Tradimento di amicizie, di legami costruiti nel tempo, di una certa idea di civiltà condivisa. Non c’è bisogno di gesti plateali. Basta il voltarsi dall’altra parte nel momento preciso in cui qualcuno dovrebbe dire: questo no.

E allora sì, soli. Senza retorica. Senza autocommiserazione. Una constatazione che arriva quando smetti di aspettarti qualcosa da chi non è disposto a darla. Non rende più forti, non consola. Porta con sé una specie di nausea che non passa, che resta lì, come un sapore cattivo che non riesci a mandare giù.

Però chiarisce. Taglia il rumore, elimina le illusioni, lascia in piedi quello che c’è davvero. Pochissimo, a volte. Ma reale. E da lì, volenti o nolenti, si riparte.




Soli Ti giri, e non c’è nessuno.


Soli Ti giri, e non c’è nessuno.