C’è una parola che, quando viene tolta, cambia tutto, una parola che non attenua ma cancella. La BBC, nel Giorno della Memoria, ha parlato di “six million people” assassinati dal nazismo. People, capite? Persone. Ovverossia un’umanità indistinta, astratta, generica. Poi, messa alle strette, ha ammesso l’errore e ha corretto: sei milioni di ebrei. Il punto, però, non sta nella correzione.
Sia chiaro – a noi lo è – che non stiamo di fronte a un lapsus ma a un’impostazione mentale che dice che nominare la parola ‘ebreo’ o ‘ebrei’ è questione imbarazzante, divisiva, o come si dice ora: “problematica”. È la convinzione – ormai radicata in ampi settori dell’informazione occidentale – che la precisione storica vada temperata per non urtare sensibilità terze, sempre ignote ma sempre prioritarie. Così, nel tentativo di essere inclusivi, si diventa dei falsari.
Il genocidio degli ebrei non è stato un massacro generico di “people” ma un progetto industriale, ideologico, ossessivo, costruito attorno a un bersaglio ben preciso. Togliere quel bersaglio dal racconto non universalizza la tragedia, semmai la svuota rendendola un evento tra tanti, scambiabile, comparabile e diluibile. Esattamente ciò contro cui da anni mettono in guardia storici, educatori, e chi lavora sulla memoria con l’indispensabile serietà che merita.
Che questo accada alla BBC non è un dettaglio. Stiamo parlando non di un’emittente qualunque ma di un’istituzione, di un riferimento, di una voce che fa scuola. Quando sbaglia lei, lo sbaglio pesa due volte. E pesa ancora di più quando l’errore si ripete, identico, su più canali, più programmi, più fasce orarie. E non ci vengano a raccontare che si è trattato di una distrazione, please. E’ invece una linea editoriale interiorizzata.
Le durissime reazioni delle organizzazioni ebraiche britanniche non sono state di isteria identitaria ma un campanello d’allarme. Se persino il Giorno della Memoria diventa un terreno sdrucciolevole, se persino lì si sente il bisogno di annacquare, allora il problema è abissale e non riguarda solo gli ebrei. Riguarda il rapporto dell’Occidente con la propria storia, con la colpa, con la responsabilità di chiamare le cose con il loro nome.
La BBC ha chiesto scusa. Bene. Ma le scuse non bastano se non si guarda in faccia la china su cui si sta scendendo. Perché oggi è “people”. Domani sarà “vittime del contesto”. Dopodomani, chissà. Le scale mobili funzionano così: se non sali con decisione, ti portano giù senza che tu te ne accorga. E quando ti fermi, spesso è troppo tardi per tornare indietro.
Sei milioni di “people”
La pozzanghera e il precipizio
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