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Roma, la piazza che ha unito due popoli

A Santi Apostoli la manifestazione per un Iran libero mette insieme storie e bandiere diverse ma un’unica richiesta di libertà. In piazza politici del centro e del centrodestra, mentre pesa l’assenza di Pd, M5S e Avs

Daniele Scalise

Roma ha visto qualcosa di insolito e per molti versi sorprendente: una piazza nella quale due popoli lontani, spesso evocati soltanto come antagonisti nelle cronache geopolitiche, si sono ritrovati a difendere gli stessi principi elementari di libertà politica e di dignità civile. A piazza Santi Apostoli, nella manifestazione organizzata dall’associazione Setteottobre insieme alla comunità iraniana in esilio, bandiere israeliane e iraniane hanno sventolato fianco a fianco mentre dal palco si ricordavano i giovani impiccati nelle carceri del regime e le donne che da anni sfidano la teocrazia degli ayatollah.

La piazza era composta e partecipe, segnata da una presenza numerosa di iraniani emigrati e di giovani che hanno portato cartelli e fotografie dei manifestanti uccisi nelle proteste degli ultimi anni. Non mancavano simboli monarchici e immagini di Reza Pahlavi, segno di una diaspora che continua a cercare una prospettiva politica per il dopo-regime, mentre tra le bandiere iraniane spiccavano quelle israeliane, in una vicinanza che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata improbabile ma che oggi nasce dalla consapevolezza di combattere lo stesso avversario politico e ideologico. E non mancavano nemmeno le bandiere del Venezuela, da poco liberato da un incubo di nome Maduro

Sul palco si sono alternati esponenti politici provenienti da diverse aree del Parlamento. Luigi Marattin ha insistito sul fatto che la difesa dei diritti e delle libertà individuali non può diventare materia di divisione tra schieramenti e che l’Europa, di fronte alla brutalità del regime iraniano, rischia di apparire esitante proprio mentre gli iraniani chiedono sostegno internazionale. Accanto a lui sono intervenuti Ivan Scalfarotto per Italia Viva, Ettore Rosato e Benedetto Della Vedova, Mariastella Gelmini e Federico Mollicone, mentre Giangiacomo Calovini di Fratelli d’Italia ha richiamato la responsabilità dell’Occidente nel sostenere apertamente chi si oppone alla dittatura religiosa.

Molti interventi hanno ruotato attorno allo stesso punto politico, che in piazza veniva percepito con chiarezza. La mobilitazione per la libertà dell’Iran non ha trovato l’adesione di una parte consistente della sinistra italiana. L’assenza del Partito democratico, del Movimento Cinque Stelle e di Alleanza Verdi Sinistra è stata ricordata più volte, e non soltanto dagli organizzatori. Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, lo ha detto senza giri di parole, osservando che negli ultimi mesi in Italia non si è vista alcuna mobilitazione significativa contro il regime di Teheran mentre migliaia di iraniani rischiano la vita nelle piazze del loro paese.

Il dato politico è rimasto sospeso nell’aria per tutta la manifestazione. Mentre si parlava dal palco, davanti alla folla si mescolavano storie personali e bandiere diverse, e in quell’immagine c’era forse la chiave della giornata. Gli italiani, ebrei e non ebrei, gli israeliani e gli iraniani presenti a Santi Apostoli non condividevano una storia comune né una stessa identità nazionale, tuttavia si riconoscevano nello stesso desiderio di libertà e nello stesso rifiuto di un regime che imprigiona, perseguita e impicca chi protesta.

Roma, per qualche ora, ha mostrato un volto inatteso della politica internazionale. Non una disputa tra governi o una contrapposizione ideologica astratta, bensì un incontro concreto tra persone che hanno capito di trovarsi dalla stessa parte della barricata. In quella piazza si è visto con chiarezza che la libertà, quando diventa esperienza vissuta e non formula retorica, riesce a parlare lingue diverse senza bisogno di traduzione.




Roma, la piazza che ha unito due popoli

Roma, la piazza che ha unito due popoli