Home > Approfondimenti > Rapporto UK. Il sette ottobre, i fatti contro la nebbia

Rapporto UK. Il sette ottobre, i fatti contro la nebbia

Un dossier britannico aggiorna dati e testimonianze per fermare il negazionismo

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
Rapporto UK. Il sette ottobre, i fatti contro la nebbia

Un gruppo parlamentare britannico ha scelto di intervenire su uno dei punti più controversi del dibattito pubblico internazionale, aggiornando e ampliando quello che viene ormai considerato il lavoro più completo in lingua inglese sull’attacco del 7 ottobre 2023, con l’obiettivo dichiarato di costruire una base documentale solida in grado di resistere alle distorsioni e alle omissioni che hanno accompagnato fin dall’inizio la percezione di quei fatti. Il rapporto, che supera le trecento pagine, aggiunge nuove testimonianze dirette e integra materiali raccolti negli ultimi mesi, offrendo un quadro che si arricchisce proprio mentre il confronto politico tende a irrigidirsi.

Il progetto nasce all’interno dell’All-Party Parliamentary Group for Israel, una struttura trasversale al Parlamento di Westminster, ed è stato coordinato dallo storico Andrew Roberts, che ha guidato un team impegnato a incrociare fonti ufficiali, ricostruzioni investigative e contributi dei sopravvissuti. La seconda edizione include, tra gli altri, i racconti di Emily Damari, ex ostaggio, e di Anat Ron-Kendall, unica sopravvissuta britannica conosciuta dell’attacco, elementi che introducono una dimensione ulteriore rispetto alla prima versione pubblicata nel marzo precedente, quando il lavoro era stato distribuito anche in forma cartacea a tutti i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord.

I numeri riportati restano quelli già emersi nelle indagini precedenti, ma vengono contestualizzati con maggiore precisione, perché il documento ricostruisce la partecipazione di circa settemila individui all’operazione, il bilancio di oltre mille morti, migliaia di feriti e più di duecento persone sequestrate, sottolineando inoltre il coinvolgimento di cittadini di decine di paesi diversi, tra cui un numero significativo di britannici. All’interno del rapporto trovano spazio dettagli sulla preparazione dell’attacco, inclusi materiali attribuiti alla leadership di Hamas, che delineano una pianificazione accurata e non improvvisata, e una mappatura dei luoghi in cui la violenza ha raggiunto i livelli più estremi, costruita anche attraverso dati provenienti da indagini militari israeliane.

La scelta stilistica è volutamente asciutta, perché gli autori hanno deciso di evitare commenti e giudizi espliciti, lasciando che siano i dati e le testimonianze a restituire il quadro complessivo, in modo da rendere il documento utilizzabile come riferimento anche da parte di chi non segue abitualmente le fonti israeliane o la lingua ebraica. Questa impostazione risponde a una necessità concreta segnalata da diversi parlamentari britannici, che negli ultimi mesi si sono trovati a confrontarsi con elettori convinti che gli eventi del 7 ottobre siano stati esagerati o addirittura manipolati, un fenomeno che ha assunto dimensioni tali da richiedere una risposta organizzata.

Il contesto in cui il rapporto viene pubblicato contribuisce a spiegarne l’urgenza, perché nel Regno Unito si registra una crescita significativa degli episodi antisemiti, documentata anche dai dati del Community Security Trust, e una diffusione di atteggiamenti ostili che si riflette, tra l’altro, negli ambienti universitari, dove indagini recenti indicano un deterioramento del clima per gli studenti ebrei. In questo quadro, il lavoro dell’APPG si inserisce come tentativo di riportare la discussione su un terreno fattuale, sottraendola almeno in parte alla polarizzazione che tende a cancellare o ridurre ciò che è accaduto.

Resta aperta la questione più ampia, che riguarda il modo in cui le società occidentali elaborano eventi traumatici in tempo reale, quando la circolazione delle informazioni è immediata e spesso incontrollata, e la costruzione di versioni alternative inizia quasi contemporaneamente ai fatti stessi. Il rapporto segnala, implicitamente, che il tempo della verifica e quello della propaganda tendono ormai a sovrapporsi, rendendo più difficile stabilire un punto condiviso da cui partire per discutere.

In assenza di una commissione d’inchiesta statale israeliana già conclusa, il documento britannico colma almeno in parte un vuoto, offrendo un archivio strutturato che potrà essere utilizzato nei prossimi anni, anche se non pretende di essere definitivo. Il suo valore, al di là delle inevitabili contestazioni, sta proprio nella volontà di fissare una base comune di dati e testimonianze in un momento in cui la memoria degli eventi è ancora oggetto di disputa, e nel tentativo di impedire che la distanza temporale trasformi l’incertezza in ambiguità permanente.


Rapporto UK. Il sette ottobre, i fatti contro la nebbia