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Qalqilya, armi sotto terra e un giallo sul tunnel

M16, fucile di precisione, munizioni e materiale per esplosivi sequestrati a pochi chilometri dal Sharon. La polizia annuncia un tunnel profondo 25 metri, l’IDF si mostra più cauto

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Qalqilya, armi sotto terra e un giallo sul tunnel
Iimmagine generata con AI

Un M16, un fucile di precisione, munizioni, caricatori, telefoni cellulari e fertilizzante chimico utilizzabile per la preparazione di ordigni sono stati scoperti durante un’operazione delle forze di sicurezza israeliane a Qalqilya, in Cisgiordania, a ridosso della linea di separazione e a pochi chilometri dalle città israeliane del Sharon. Quattro persone sono state arrestate e trasferite per essere interrogate.

A rendere particolarmente allarmante la scoperta è stata inizialmente la comunicazione della polizia israeliana, secondo la quale nel corso dell’operazione era stato individuato un tunnel ancora in fase di scavo che aveva già raggiunto una profondità di almeno 25 metri. Nella stessa zona sarebbe stato trovato anche l’inizio di un secondo scavo.

La notizia ha immediatamente suscitato preoccupazione nelle località israeliane vicine, soprattutto a Kfar Saba, separata da Qalqilya dalla barriera di sicurezza. L’idea che potesse essere in costruzione un’infrastruttura sotterranea così profonda, associata alla presenza di armi e materiale potenzialmente utilizzabile per fabbricare esplosivi, ha inevitabilmente evocato uno scenario al quale Israele guarda con attenzione ancora maggiore dopo il 7 ottobre.

Nelle ore successive è arrivata però una precisazione sostanziale dell’IDF. Dopo ulteriori controlli, l’esercito ha contestato la definizione utilizzata inizialmente dalla polizia, spiegando che nel sito erano stati individuati due pozzi e che gli accertamenti avevano escluso l’esistenza di un tunnel. Resta dunque da chiarire quale fosse la funzione degli scavi e soprattutto quale fosse la destinazione dell’arsenale sequestrato.

Su quest’ultimo punto i dati sono meno controversi. Nell’area sono stati trovati un fucile d’assalto M16, un fucile di precisione, una quantità di munizioni e caricatori, diversi telefoni, un apparecchio DVR per la registrazione video e fertilizzante chimico, sostanza che può essere impiegata nella preparazione di ordigni esplosivi. Nessuna organizzazione terroristica è stata finora ufficialmente collegata al materiale sequestrato e le indagini sui quattro arrestati sono ancora in corso.

La vicinanza geografica spiega comunque l’allarme provocato dalla scoperta. Qalqilya si trova immediatamente oltre la linea di separazione e l’area urbana israeliana comincia a poca distanza. Rafi Saar, sindaco di Kfar Saba e presidente del Forum delle località della linea di confine, ha definito quanto emerso un episodio grave e ha chiesto al governo di rafforzare la protezione dell’intera zona.

La preoccupazione delle comunità del Sharon riguarda da tempo la possibilità che infrastrutture e gruppi armati possano svilupparsi a ridosso dei centri abitati israeliani. Dopo il 7 ottobre, qualsiasi segnale di preparazione clandestina viene inevitabilmente osservato attraverso una lente diversa, anche se proprio l’esperienza di quella giornata impone di distinguere con precisione ciò che è stato accertato da ciò che resta un’ipotesi.

A Qalqilya, per il momento, una cosa è certa: sotto terra sono stati trovati scavi e nelle loro vicinanze un arsenale. Che quei pozzi fossero davvero l’inizio di un tunnel destinato a operazioni terroristiche, come lasciava intendere la prima comunicazione della polizia, non è stato dimostrato. L’IDF lo esclude. Toccherà all’indagine stabilire perché siano stati realizzati e soprattutto che cosa dovessero servire le armi accumulate a così poca distanza dalle città israeliane.