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Propal. Assalto a un’azienda aerospaziale in Scozia

Attivisti propal hanno devastato uno stabilimento legato alla filiera della difesa europea.

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Propal. Assalto a un’azienda aerospaziale in Scozia

Lo si è saputo solo ora ma la notizia è di quelle che non possono rimanere nascoste a lungo. Nella notte di Capodanno, poco dopo la mezzanotte, un gruppo di attivisti pro-Palestina ha fatto irruzione in uno stabilimento aerospaziale a Musselburgh, nei pressi di Edimburgo, lasciandosi alle spalle distruzione sistematica e messaggi politici inequivocabili. L’azione non è stata una protesta simbolica ma un attacco mirato: computer e server sfasciati, macchinari di precisione danneggiati, pareti imbrattate con scritte come “Drop Leonardo” e “there’s only one way this ends”.

L’azienda colpita, Bruntons Aero Products, opera nella catena di fornitura dell’industria aeronautica e della difesa, producendo componenti ad alta specializzazione per grandi gruppi europei, tra cui Leonardo e BAE Systems. È proprio questo legame industriale ad aver trasformato lo stabilimento scozzese in un bersaglio politico, nonostante la distanza geografica dal conflitto mediorientale.

I filmati diffusi dagli stessi attivisti mostrano persone incappucciate muoversi con metodo all’interno dell’edificio, colpendo infrastrutture informatiche e produttive. Non slogan urlati, ma un’azione pensata per causare danni concreti e interrompere l’attività. Un salto di qualità che segna un ulteriore irrigidimento delle forme di protesta pro-Palestina in Europa.

Negli ultimi mesi, il Regno Unito è diventato uno dei principali teatri di questo tipo di iniziative. Gruppi organizzati hanno preso di mira aziende, magazzini, uffici e stabilimenti ritenuti parte dell’ecosistema industriale che fornisce tecnologie militari a Israele. La logica è sempre la stessa e che è quella che non mira a colpire lo Stato, ma la filiera economica che lo sostiene. Una strategia che sposta il conflitto dal piano politico a quello infrastrutturale.

Il riferimento a Leonardo è, come è facile intuire, tutt’altro che casuale. Il gruppo italiano è uno dei pilastri dell’industria europea della difesa, con attività che spaziano dall’elettronica militare ai sistemi aeronautici. Per una parte dell’attivismo radicale, questa centralità equivale a una responsabilità diretta nelle operazioni militari israeliane. La semplificazione è brutale, ma efficace sul piano simbolico: prima si individua un nome, poi lo si trasforma in bersaglio, e alla fine si rende visibile la propria accusa attraverso la distruzione.

Le autorità scozzesi hanno avviato un’indagine per danneggiamento aggravato. Al momento non risultano arresti immediati, ma l’episodio ha riacceso il dibattito su dove finisca la protesta politica e dove cominci l’azione criminale. Non si tratta più di blocchi stradali o occupazioni temporanee, ma di incursioni notturne, danni che ammontano a milioni di euro o sterline che dir si voglia e minacce esplicite.

Il caso di Musselburgh è l’esempio inquietante di qualcosa che si è via via allargato: in una Europa sempre più polarizzata sulla guerra di Gaza, una parte del movimento pro-Palestina sta abbandonando il terreno della mobilitazione tradizionale per scegliere quello dello scontro diretto con l’industria. È una scelta che radicalizza il conflitto, irrigidisce le risposte dello Stato e rischia di trascinare la causa che dice di difendere in una spirale di illegalità sempre più criminale.

La Scozia, come altri Paesi europei, scopre così di essere diventata retrovia simbolica di una guerra lontana, ma esplosiva dal punto di vista politico. Non sul piano diplomatico, bensì su quello delle fabbriche, dei server distrutti e delle scritte sui muri. Dove la politica, o almeno il suo fantasma-fantoccio, smette di discutere e comincia a colpire.


Propal. Assalto a un’azienda aerospaziale in Scozia
Propal. Assalto a un’azienda aerospaziale in Scozia