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Praga, l’ultimo rifugio?

Dentro la battaglia silenziosa di una comunità ebraica millenaria che non vuole scomparire

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Praga, l’ultimo rifugio?

Chiunque ci è stato lo sa bene.Praga conserva nella pietra una memoria che attraversa i secoli, e chi cammina tra le vie di Josefov avverte la stratificazione di una presenza ebraica che risale a oltre mille anni fa. La bandiera con la Stella di David, adottata qui come simbolo ufficiale già in epoca medievale, sventola ancora accanto allo stemma cittadino, mentre la Sinagoga Altneuschul continua a essere luogo di preghiera ininterrotta dal XIII secolo. Questa continuità, che altrove in Europa è stata spezzata da espulsioni e massacri, rappresenta per molti giovani ebrei cechi un motivo di orgoglio e insieme una responsabilità.

Negli ultimi mesi, parlando con alcuni di loro riuniti nell’Unione della Gioventù Ebraica Ceca, emerge un sentimento doppio. Da un lato la consapevolezza di appartenere a una storia prestigiosa, fatta di relazioni antiche con i sovrani boemi e di una tradizione religiosa che ha lasciato un’impronta profonda nella cultura locale; dall’altro la percezione di vivere in equilibrio instabile, dentro un’Europa che negli ultimi anni ha visto crescere episodi di antisemitismo, spesso legati alle tensioni mediorientali.

La Repubblica Ceca resta tra i Paesi europei più vicini a Israele sul piano diplomatico, come dimostrano le prese di posizione dei governi succedutisi negli ultimi decenni e la cooperazione costante in ambito politico e culturale. Tuttavia, anche qui si registrano segnali inquietanti. Alcuni giovani raccontano di graffiti minacciosi comparsi sotto casa, di saluti nazisti ostentati per strada, di manifestazioni in cui slogan contro Israele si trasformano rapidamente in ostilità verso gli ebrei in quanto tali. Secondo quanto riferiscono, una parte di questo clima proviene da ambienti universitari e da gruppi di attivismo politico composti in larga misura da studenti stranieri, spesso arrivati da altri Paesi europei dove certe retoriche risultano già radicate.

La comunità ebraica ceca conta oggi poche migliaia di membri attivi. La Shoah ne ha distrutto la struttura demografica e il regime comunista ha inciso in profondità sul tessuto religioso, favorendo un processo di secolarizzazione che ha allentato il legame con le istituzioni comunitarie. Dopo il 1989 è iniziata una lenta ricostruzione, fatta di scuole, centri culturali, iniziative giovanili e tentativi di riportare famiglie nel centro storico, dove la presenza ebraica appare spesso più turistica che vitale. Chi osserva le strade intorno alla sinagoga vede ristoranti kasher e bandiere israeliane, mentre molti ebrei vivono altrove, in quartieri più periferici.

La sfida, spiegano i giovani dirigenti, consiste nel rafforzare l’identità prima ancora di rispondere agli attacchi esterni. L’idea che emerge dalle loro parole è che la lotta all’antisemitismo passi attraverso la costruzione di una consapevolezza interna, perché chi conosce la propria storia e la propria tradizione tende a non arretrare di fronte alle pressioni. In questo senso, l’obiettivo non si limita alla sicurezza fisica, che pure viene discussa alla luce delle leggi ceche in materia di autodifesa e protezione delle minoranze, ma riguarda soprattutto l’educazione e la trasmissione di un senso di appartenenza.

Praga viene descritta come un luogo in cui le condizioni risultano ancora favorevoli rispetto ad altre capitali europee, eppure nessuno si concede illusioni. L’antisemitismo viene percepito come un fenomeno continentale che può attecchire anche dove oggi sembra marginale. Per questo la strategia scelta non punta sull’emergenza, bensì sulla continuità. Rafforzare le scuole ebraiche, sostenere le organizzazioni giovanili, creare occasioni di incontro con la società ceca nel suo complesso rappresentano gli strumenti con cui questa piccola comunità intende difendere il proprio futuro.

Nel cuore dell’Europa centrale, tra le guglie gotiche e le lapidi inclinate del vecchio cimitero, la domanda resta sospesa. Praga può essere l’ultimo rifugio sicuro per gli ebrei del continente oppure soltanto una tappa di un processo più ampio e incerto. I giovani che animano oggi le istituzioni comunitarie non attendono una risposta teorica, perché preferiscono agire nella convinzione che la storia, per continuare, abbia bisogno di mani concrete e di scelte quotidiane.


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