C’è un dettaglio che nei talk show non passa mai. Un dettaglio che non entra nei cartelli colorati delle manifestazioni, né viene spiegato nei cortei pieni di buone intenzioni e slogan prefabbricati eppure è un dettaglio di non poco conto.
Nel 1948, a Parigi, nasce la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. Universale, appunto. L’idea era semplice e rivoluzionaria: esistono diritti che precedono lo Stato, la religione, la tradizione. Appartengono all’individuo in quanto tale.
Molti Paesi islamici, però, quella universalità non l’hanno mai digerita davvero. Alcuni non la sottoscrissero allora, altri la firmarono ma con riserve sostanziali. E nel 1981 arrivò la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo”. Poi, nel 1990, la Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’Islam, adottata dall’Organizzazione della Conferenza Islamica.
Qui cambia tutto. Perché quei diritti non sono più universali: sono subordinati alla shari’a. E quando un diritto è subordinato a una legge religiosa, smette di essere un diritto e diventa una concessione. La libertà religiosa, ad esempio, non è libertà di cambiare religione. È libertà di restare dentro l’Islam. Le donne non sono titolari di diritti pienamente equivalenti agli uomini. I non musulmani non sono sullo stesso piano dei musulmani.
E poi c’è la questione dell’onore. Non un residuo folkloristico, ma un principio giuridico-culturale che sopravvive proprio perché è radicato in un impianto normativo diverso da quello occidentale. Se l’onore della famiglia o della comunità diventa categoria giuridica, il cosiddetto “delitto d’onore” non è una devianza mostruosa: è la conseguenza coerente di un sistema.
Questo non significa che ogni società islamica sia identica o che ogni individuo la pensi allo stesso modo. Ma significa che esiste una frattura profonda tra l’idea occidentale di diritti umani e quella codificata in quei testi.
E allora, quando sentiamo parlare di “valori condivisi”, forse conviene fermarsi un attimo. Condivisi da chi? Su quali basi? Perché se i diritti non sono davvero universali, ma dipendono da un’interpretazione religiosa, non stiamo arzigogolando sulle sfumature ma stiamo parlando di due visioni del mondo incompatibili.Pochi lo sanno. E tutti dovrebbero saperlo.
Pochi lo sanno, tutti dovrebbero saperlo
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