Cos’è
Petach Tikva è una delle città più grandi dell’area centrale d’Israele, immediatamente a est di Tel Aviv. Oggi è parte integrante della grande conurbazione metropolitana del Gush Dan, ma la sua origine è molto più antica rispetto alla Tel Aviv moderna.
Il nome
Significa “Porta della Speranza”. Il nome è tratto dal libro di Osea e riflette l’orizzonte ideale dei fondatori: trasformare una terra difficile in un’ebraica moderna nell’allora Palestina ottomana. Anche qui il problema furono le paludi e la malaria. I primi insediamenti vennero abbandonati e ricostruiti più volte. La tenacia dei pionieri è parte centrale dell’identità cittadina. Se Hadera rappresenta una seconda fase dell’insediamento agricolo, Petach Tikva è il prototipo.
Evoluzione
Da colonia agricola a centro urbano-industriale, la città ha attraversato tutte le fasi dello sviluppo israeliano: agricoltura intensiva (celebre per gli agrumeti), crescita manifatturiera, espansione edilizia e infine integrazione nel sistema high-tech del centro del Paese. Oggi ospita zone industriali avanzate e grandi poli ospedalieri, diventando anche un nodo sanitario di primo piano.
Identità
Petach Tikva è una città di lavoro e famiglie. Meno glamour di Tel Aviv, più strutturata e stabile, con quartieri che riflettono le varie ondate migratorie del Novecento e dell’epoca post-sovietica. È spesso percepita come “sobria”, quasi ordinaria, ma questa normalità è il suo tratto distintivo.
Il significato storico
Se si vuole capire la trasformazione del sionismo da idea a infrastruttura concreta, Petach Tikva è un passaggio obbligato. Non è il mito fondativo eroico in forma pura, ma è il primo esperimento riuscito di continuità agricola e urbana ebraica moderna. Una porta, appunto, che si è aperta e non si è più richiusa.
Petah Tikva

