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PER CHI SUONA LA SIRENA. Guerra o pace?

Tra ricordi di frontiera e spari in sottofondo, il racconto di una vita a pochi passi dal Libano e di una pace che continua a sembrare vicina solo sulla carta

Luciano Assin

Tempo di Lettura: 3 min
PER CHI SUONA LA SIRENA. Guerra o pace?

Appena arrivato definitivamente in Israele verso la fine degli anni ’70, ricordo che girava fra i commentatori politici una predizione, poi rivelatasi errata, che diceva: “Non sappiamo con chi Israele firmerà il suo primo accordo di pace, ma sicuramente il secondo sarà il Libano”.

I fatti, col senno di poi, hanno smentito questa supposizione che allora aveva una sua logica. Ma il Libano, oggi come allora, continua a rivelarsi un paese politicamente troppo fragile. Il Patto nazionale del 1943 e gli accordi di Ta’if del 1989 non tengono conto dei drastici cambiamenti demografici avvenuti durante tutti questi decenni. I cristiani non sono più la maggioranza, la componente sciita è notevolmente aumentata, e drusi e sunniti non hanno abbastanza forza politica per imporre una propria volontà. Tutto questo in un Paese dove la corruzione e l’immobilismo politico determinano di fatto lo svolgersi degli avvenimenti.

Penso a tutto questo mentre cammino a piedi lungo i sentieri del mio kibbutz, osservando il confine che si trova a 1.500 metri in linea d’aria. Sono letteralmente alla mercé di un cecchino particolarmente nervoso o di un razzo anticarro. Sono cose già successe e che ancora succederanno. E mentre faccio, incoscientemente, la mia passeggiata quotidiana, mi vengono in mente, come lampi improvvisi, ricordi dei tempi che furono. Di quando, fino alla seconda metà degli anni ’60, non c’era nessuna barriera fisica fra i due paesi, e gli haverim del mio kibbutz commerciavano con l’attiguo villaggio di Rumeish. O quando nel 1976 Peres inaugurò la politica del “buon vicinato” e gli abitanti sud libanesi entravano in Israele per lavoro e per ricevere assistenza medica. Mia moglie partorì il nostro secondo figlio circondata da neomadri libanesi. Io stesso, fino a pochi anni fa, giravo indisturbato lungo il confine mentre pascolavo la mandria del kibbutz.

Mentre i ricordi mi avvolgono, continua il sottofondo di spari e cannonate, ormai parte integrante della colonna sonora di questa bucolica regione. È notizia di oggi che a poco dovrebbero iniziare delle trattative per un possibile accordo di pace fra il paese dei cedri e Israele.

Personalmente ci credo poco, ma sperare non costa niente e l’ottimismo aggiunge dopamina ad un umore abbastanza instabile. Almeno in linea d’aria Beirut è più vicina a dove abito che Tel Aviv, e dicono che l’hummus libanese sia molto buono. I luoghi non mi sono estranei, ci sono già stato in situazioni poco piacevoli e ritornarci da turista sarebbe un bel cambiamento.

Per il momento rimane un sogno nel cassetto. Anche oggi, per me, la sirena ha ripreso a suonare.


PER CHI SUONA LA SIRENA. Guerra o pace?

Luciano Assin.

Nato a Milano nel 1957, dopo la maturità Assin si è trasferito a Sasa, un kibbutz al confine col Libano, è stato allevatore di bestiame, educatore e responsabile del settore risorse umane in una delle fabbriche del kibbutz. Attualmente è guida turistica. Ha un B.A. in Sociologia e Risorse Umane ed una laurea magistrale in Storia del popolo ebraico.
Nel 2013 ha aperto un blog – laltraisraele.wordpress.com – e, a gennaio di quest’anno, un saggio – reperibile su Amazon – ‘Se lo vorrete non sarà un sogno. Storia del Sionismo’. Assin è sposato, padre di 3 figli e nonno di 7 nipoti.