Home > Scale Mobili > ⌥ Olimpiadi selettive

⌥ Olimpiadi selettive

Tempo di Lettura: 2 min

C’è chi sogna le Olimpiadi come luogo di incontro, e chi invece le usa come una bacheca Instagram un po’ più grande. Il consigliere comunale genovese Si Mohammed Kaabour, con delega alle Relazioni internazionali – dettaglio non proprio secondario – ha deciso che Israele va espulso dai Giochi di Milano-Cortina. Non con una mozione, non con un dibattito pubblico, ma con una storia: “Fuori Israele dalle Olimpiadi”. Insomma, elegante, sobrio e istituzionale quanto basta.

La cosa interessante non è nemmeno il boicottaggio in sé, che ormai è diventato una specie di riflesso pavloviano per una certa militanza pro Pal. È il cortocircuito: da un lato si celebra lo sport come linguaggio universale, dall’altro lo si piega a strumento di sanzione politica, purché il bersaglio sia quello giusto. Russia e Iran? Silenzio olimpico. Israele? Fischio d’inizio immediato.

La Lega grida allo scandalo e chiede conto al sindaco e al Pd. Domanda legittima, perché qui non siamo al bar sport ma in un’istituzione. E allora il punto è semplice: le Olimpiadi uniscono davvero i popoli o lo fanno solo a corrente alternata? Perché se diventano un tribunale morale a uso selettivo, non sono più Giochi. Sono solo un’altra gara di ipocrisia, con medaglia d’oro già assegnata.


Pantofole, piazze e carnefici utili /span>