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NYC. Negli ospedali vince il BDS

Dalla sanità pubblica ai contratti globali, la pressione contro l’azienda legata alla difesa israeliana ridisegna il rapporto tra tecnologia, politica e attivismo

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
NYC. Negli ospedali vince il BDS

La follia estremista anti-israeliana/anti-sionista/anti-semita sta conquistando la città di New York quartiere dopo quartiere, istituzione dopo istituzione. La decisione degli ospedali pubblici di New York di non rinnovare il contratto con Palantir mostra senza ambiguità una scelta amministrativa e investe direttamente il terreno politico, perché per la prima volta una grande infrastruttura sanitaria urbana americana diventa il punto di caduta di una campagna coordinata di pressione legata al movimento BDS, con effetti che rischiano di propagarsi ben oltre i confini della città.

Il sistema sanitario pubblico newyorkese, che serve circa un milione e mezzo di pazienti l’anno e rappresenta la più grande rete urbana degli Stati Uniti, ha chiarito che il contratto con Palantir era temporaneo e limitato a migliorare la riscossione dei rimborsi assicurativi attraverso l’analisi automatizzata delle cartelle cliniche, tuttavia la fine della collaborazione è stata immediatamente rivendicata dagli attivisti come una vittoria politica, segno che la linea tra gestione tecnica e conflitto ideologico si è ormai assottigliata fino quasi a scomparire.

Palantir, società fondata da Peter Thiel e cresciuta all’interno dell’ecosistema della sicurezza americana, si trova da anni al centro di polemiche legate al suo lavoro con agenzie governative, dall’intelligence statunitense alle autorità per l’immigrazione, ma negli ultimi mesi la pressione si è intensificata soprattutto per il suo rapporto con Israele, rafforzato dopo il 7 ottobre attraverso una collaborazione esplicita con il sistema della difesa e una presenza operativa consolidata anche sul territorio israeliano. Questa esposizione ha trasformato l’azienda in un bersaglio simbolico, perché incarna il punto di intersezione tra tecnologia avanzata, sicurezza e politica internazionale.

Nel caso di New York, la campagna ha trovato un terreno fertile anche per ragioni interne. Il nuovo clima politico cittadino, influenzato da amministratori apertamente favorevoli al boicottaggio di Israele, ha creato le condizioni perché le richieste degli attivisti entrassero nel dibattito istituzionale, mentre sindacati e operatori sanitari hanno contribuito a spostare la questione dal piano geopolitico a quello etico, sollevando interrogativi sulla gestione dei dati sensibili e sulla possibilità che strumenti sviluppati per contesti militari o di controllo migratorio trovino spazio all’interno di strutture sanitarie.

La direzione degli ospedali ha provato a delimitare il perimetro della collaborazione, spiegando che i sistemi utilizzati non consentivano alcuna condivisione dei dati con autorità esterne e che le informazioni venivano trattate in forma anonima, tuttavia proprio questo punto è diventato uno dei nodi più controversi, perché diversi esperti di sicurezza hanno sottolineato come, nell’era dell’intelligenza artificiale, l’anonimizzazione non rappresenti una garanzia assoluta e possa essere aggirata attraverso processi di ricostruzione dei dati.

Il risultato è che una decisione che, nelle intenzioni dell’amministrazione sanitaria, avrebbe dovuto segnare una semplice transizione verso soluzioni interne, si è trasformata in un precedente politico con una forte risonanza internazionale. In Gran Bretagna, dove Palantir è coinvolta in un importante progetto per la gestione dei dati del sistema sanitario nazionale, organizzazioni per i diritti umani e gruppi di attivisti stanno già utilizzando il caso di New York come leva per chiedere una revisione degli accordi, mentre il governo britannico difende la scelta sostenendo che l’innovazione tecnologica resta indispensabile per la sostenibilità del sistema.

In questo scenario, la vera partita si gioca su un terreno più ampio, perché il confronto non riguarda soltanto Palantir o il BDS, ma il ruolo che le grandi aziende tecnologiche assumono all’interno delle infrastrutture pubbliche e il grado di legittimità politica che viene loro riconosciuto. Quando un ospedale, un aeroporto o una rete urbana diventano luoghi di conflitto tra attivismo e istituzioni, il rischio è che ogni contratto si trasformi in un referendum implicito su questioni globali che sfuggono al controllo degli stessi attori locali.

New York ha aperto una breccia, e non è affatto detto che resti isolata, perché la combinazione tra pressione politica, sensibilità pubblica e centralità dei dati rende questo tipo di scontro sempre più frequente. Chi pensa che si tratti di un episodio circoscritto rischia di non vedere che la linea di frattura si sta spostando dentro i sistemi più delicati delle società occidentali, dove tecnologia e politica non sono più separabili e ogni scelta operativa finisce per avere un significato che va molto oltre il suo obiettivo dichiarato.


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