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NYC, il sindaco nella bufera per un “like” dopo il 7 ottobre

Il gesto della moglie di Mamdani riapre il conflitto politico sul massacro di Hamas e sulla responsabilità pubblica nell’era dei social

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 5 min
NYC, il sindaco nella bufera per un “like” dopo il 7 ottobre

Un gesto minuscolo, quasi invisibile nella grammatica dei social network, è diventato materia di bruciante polemica politica negli Stati Uniti. Alcuni “like” comparsi sotto post pubblicati su Instagram nelle ore immediatamente successive agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 sono stati attribuiti all’account personale di Rama Duwaji, artista e illustratrice siriano-americana e moglie del sindaco di New York Zohran Mamdani. La vicenda è stata segnalata inizialmente dal sito politico Jewish Insider e successivamente verificata da CBS News, che ha confermato l’esistenza di almeno due interazioni dell’account di Duwaji con contenuti pubblicati proprio nelle ore e nei giorni successivi al massacro compiuto nel sud di Israele.

Il primo post risale al 7 ottobre stesso. Le immagini mostravano la breccia nella barriera tra Gaza e Israele e terroristi palestinesi sopra un veicolo militare israeliano catturato durante l’attacco. Il testo che accompagnava le fotografie descriveva l’evento come un atto di resistenza contro quello che veniva definito “apartheid e occupazione militare”. Un secondo post, pubblicato il giorno successivo, rilanciava immagini delle manifestazioni pro-pal organizzate a New York mentre il mondo iniziava a comprendere l’ampiezza della strage, che aveva provocato oltre mille morti israeliani e centinaia di rapimenti.

Secondo le verifiche giornalistiche, i contenuti con cui l’account di Duwaji ha interagito contenevano slogan e formule ricorrenti nella mobilitazione filo-palestinese internazionale. Tra questi compariva anche lo slogan osceno “From the river to the sea, Palestine will be free”molto diffuso nelle proteste degli ultimi anni ed esplicito invito alla cancellazione dello Stato di Israele. In altri casi i post parlavano della “resistenza palestinese” come risposta a un sistema descritto come apartheid o come una prigione a cielo aperto nella Striscia di Gaza.

Alcuni dei contenuti provenivano da ambienti attivisti della sinistra radicale newyorkese, in particolare da reti militanti che avevano promosso manifestazioni nelle strade della città già nelle ore immediatamente successive all’attacco di Hamas. Quelle proteste, organizzate quando ancora non era chiara l’entità del massacro e mentre i combattimenti erano in corso nel sud di Israele, avevano già allora suscitato forti polemiche in tutti gli Usa.

La vicenda è diventata rapidamente un caso politico quando i giornalisti hanno chiesto spiegazioni al sindaco Mamdani. Il primo cittadino di New York ha scelto una linea di difesa molto netta. Sua moglie, ha dichiarato, è un soggetto privata che non ha mai ricoperto alcun ruolo formale nella sua campagna elettorale né nell’amministrazione municipale. Le domande di carattere politico, ha aggiunto, devono essere rivolte a lui e non ai membri della sua famiglia. L’ufficio del sindaco ha inoltre ribadito che Mamdani ha condannato gli attacchi del 7 ottobre, definendoli un crimine di guerra e indicando Hamas come un’organizzazione terroristica.

La spiegazione non ha tuttavia chiuso la discussione. Alcuni commentatori e diversi esponenti politici hanno osservato che la questione non riguarda una faccenda privata. Negli ultimi mesi Rama Duwaji è apparsa più volte accanto al marito in eventi pubblici, servizi fotografici e interviste dedicate alla nuova generazione politica progressista di New York. In questo senso, sostengono i critici, la distinzione tra figura privata e presenza pubblica diventerebbe più difficile da tracciare proprio nel momento in cui la vita personale entra nella dimensione simbolica della leadership politica.

La biografia della stessa Duwaji contribuisce a spiegare perché la vicenda abbia attirato attenzione. Ventotto anni, nata a Houston da una famiglia di origine siriana, ha trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza negli Emirati Arabi Uniti prima di trasferirsi negli Stati Uniti per gli studi universitari. Si è formata alla Virginia Commonwealth University nel campo della comunicazione visiva e negli ultimi anni ha costruito una carriera come illustratrice e animatrice digitale collaborando con alcune delle principali testate culturali americane, tra cui il New Yorker e il Washington Post.

Con Zohran Mamdani si è sposata nel febbraio del 2025. I due si erano conosciuti nel 2021 e negli anni successivi sono apparsi insieme in diverse occasioni pubbliche legate alla vita politica e culturale di New York. Mamdani, figura emergente della sinistra progressista americana e molto visibile nel dibattito nazionale, rappresenta una generazione di politici che ha costruito parte della propria identità pubblica anche attraverso l’uso intensivo dei social network e una forte presenza mediatica.

Proprio per questo il caso dei “like” assume un significato che va oltre il dettaglio biografico o la curiosità da cronaca politica. La guerra iniziata con il massacro del 7 ottobre continua a produrre effetti anche a migliaia di chilometri di distanza e ha aperto negli Stati Uniti una frattura profonda all’interno dell’opinione pubblica e della stessa sinistra progressista. In questo clima ogni gesto, anche il più piccolo, viene letto come un segnale politico.

Il risultato è che un semplice pollice alzato su Instagram, un gesto che nella vita quotidiana dei social passa quasi inosservato, si trasforma improvvisamente in un episodio capace di sollevare interrogativi sulla responsabilità pubblica, sul rapporto tra vita privata e ruolo politico e sulla difficoltà di separare le convinzioni personali dalla dimensione istituzionale di chi governa una delle città più influenti del mondo. Che Mamdani se ne faccia una ragione.

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