La Nigeria pesa come un continente dentro il continente, perché con oltre duecento milioni di abitanti rappresenta il Paese più popoloso dell’Africa e una delle sue economie più rilevanti, sostenuta da immense riserve di petrolio e gas che da decenni alimentano tanto le casse pubbliche quanto le tensioni sociali. La presidenza di Bola Ahmed Tinubu, insediatosi nel 2023 dopo elezioni contestate dalle opposizioni, si è aperta con riforme economiche drastiche, tra cui la fine dei sussidi ai carburanti e la liberalizzazione del tasso di cambio, scelte che hanno ottenuto il plauso di istituzioni finanziarie internazionali ma hanno prodotto un’immediata impennata dei prezzi e un malcontento diffuso in un Paese dove la povertà resta estesa nonostante le ricchezze energetiche.
Questo squilibrio interno si intreccia con una complessità religiosa e territoriale che continua a influenzare anche la proiezione esterna. Il nord a maggioranza musulmana e il sud prevalentemente cristiano convivono in un equilibrio fragile, mentre il jihadismo di Boko Haram e le sue diramazioni hanno lasciato una scia di violenza che ha richiesto un impegno costante delle forze armate. Abuja ambisce a guidare l’Africa occidentale attraverso la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, l’Ecowas, che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con una serie di colpi di Stato nel Sahel e con la crescente presenza russa nella regione, elemento che complica ulteriormente la competizione geopolitica.
Sul piano internazionale la Nigeria coltiva relazioni articolate. Gli Stati Uniti restano un partner strategico, soprattutto in ambito energetico e di sicurezza, mentre la Cina ha consolidato la propria influenza finanziando infrastrutture e progetti ferroviari nell’ambito della Belt and Road Initiative. L’Unione europea guarda alla Nigeria come fornitore energetico alternativo in un contesto globale segnato dalla volatilità dei mercati, e allo stesso tempo come interlocutore chiave nella gestione dei flussi migratori e nella stabilizzazione dell’Africa occidentale. Questa pluralità di legami impone ad Abuja un equilibrio costante tra interessi economici e pressioni politiche.
Le relazioni con Israele si collocano dentro questa rete complessa. Nigeria e Israele intrattengono rapporti diplomatici dal 1992, dopo una fase di interruzione negli anni Settanta, e la cooperazione si è sviluppata soprattutto nei settori della sicurezza, dell’agricoltura e delle tecnologie idriche. Le autorità nigeriane hanno guardato con interesse all’esperienza israeliana nella gestione delle risorse idriche e nella lotta al terrorismo, mentre Israele considera la Nigeria un partner di rilievo nell’Africa subsahariana, anche per il suo peso politico nei consessi multilaterali. Le visite ufficiali e gli accordi di collaborazione si sono intensificati negli ultimi anni, pur in un contesto interno in cui la questione palestinese suscita sensibilità diverse, soprattutto nelle regioni settentrionali.
La posizione nigeriana nelle sedi internazionali tende a mantenere un equilibrio, sostenendo la soluzione dei due Stati e votando talvolta in linea con il blocco africano su risoluzioni critiche verso Israele, ma senza compromettere i rapporti bilaterali. Questa doppia traccia riflette una politica estera pragmatica, orientata alla ricerca di investimenti e cooperazione tecnologica, in un momento in cui la priorità dichiarata del governo è la crescita economica e la riduzione della dipendenza dalle entrate petrolifere.
La Nigeria resta dunque un attore imprescindibile nello scacchiere africano, capace di influenzare dinamiche regionali e di attrarre l’attenzione delle grandi potenze, ma ancora impegnato a risolvere fragilità strutturali che ne limitano il potenziale. Il modo in cui saprà coniugare riforme interne e ambizioni internazionali determinerà anche la qualità dei suoi rapporti con Israele e con l’Occidente, in un’epoca in cui le alleanze si misurano sempre più sulla concretezza degli interessi condivisi.
Nigeria, il gigante inquieto dell’Africa occidentale