Ci sono notizie che sembrano false e che comunque ribaltano le nostre antiche convinzioni. La New York multiculturale, eccentrica, vivace, dove creavano Woody Allen ma anche Barbra Streisand e Bob Dylan, Philip Roth e Diane Arbus ha cambiato faccia. Nella sua trasfigurazione la New York City del 2025 si conferma, e senza ambiguità, la città americana in cui gli ebrei sono più esposti ai crimini d’odio. Non è una percezione né un allarme gonfiato, ma sono i numeri ufficiali del NYPD a dirlo. Secondo i dati diffusi questa settimana, i crimini d’odio contro gli ebrei sono diminuiti del 3% rispetto all’anno precedente, ma restano comunque altissimi: 330 episodi in dodici mesi. Quasi uno al giorno. Un dato che da solo basterebbe a descrivere il clima.
Il quadro generale parla di 576 presunti crimini d’odio complessivi registrati in città nel 2025. Di questi, 330 hanno preso di mira cittadini ebrei. In termini percentuali significa il 57% del totale, più di tutti gli altri gruppi messi insieme. Il confronto è impietoso: 52 casi legati all’orientamento sessuale, 45 contro cittadini afroamericani, 31 contro altre religioni, 30 contro musulmani, 28 per motivi di genere, 25 contro asiatici, 16 contro altre etnie, 11 contro persone bianche e 8 contro ispanici. Il gruppo ebraico risulta colpito sei volte più del secondo gruppo più bersagliato.
Va ricordato che si tratta di “suspected hate crimes”, episodi sospetti in attesa di una qualificazione definitiva. In molti casi, se non emerge un movente chiaro, l’atto viene declassato a incidente non motivato da odio. Il che rende il dato, paradossalmente, prudente. Le organizzazioni per la sicurezza ebraica sottolineano da anni che una parte significativa degli episodi non viene nemmeno denunciata: insulti, minacce, vandalismi minori, intimidazioni quotidiane che molti preferiscono subire in silenzio. La statistica, insomma, racconta solo una parte della storia.
Il picco dei crimini d’odio è arrivato dopo il 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra tra Israele e Hamas. Da allora i numeri si sono leggermente ridotti, ma senza mai tornare a livelli fisiologici. È un dato che smentisce l’idea di un’emergenza passeggera legata all’attualità: l’antisemitismo a New York è ormai una presenza strutturale, persistente, normalizzata.
A riconoscerlo apertamente è stata la commissaria del NYPD, Jessica Tisch, intervenuta in conferenza stampa insieme al nuovo sindaco Zohran Mamdani e alla governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul. “Questi numeri restano inaccettabilmente alti e l’antisemitismo continua a essere la minaccia d’odio più persistente che affrontiamo”, ha dichiarato Tisch. Una frase che pesa, anche perché Tisch è stata confermata alla guida della polizia proprio per rassicurare una comunità inquieta dalle posizioni politiche del nuovo sindaco.
Hochul ha annunciato l’istituzione di “safety zones” attorno alle sinagoghe, aree protette in cui i fedeli possano entrare e uscire senza attraversare manifestazioni ostili. Negli ultimi mesi non sono stati rari i casi di ebrei costretti a farsi largo tra cori, insulti e intimidazioni per raggiungere i luoghi di culto. Un’immagine che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata inconcepibile nella capitale simbolica dell’ebraismo americano.
Il nodo politico resta aperto. Mamdani ha promesso di combattere l’antisemitismo. Peccato che uno dei suoi primi atti da sindaco è stato quello di revocare l’adozione da parte della città della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, una scelta che ha alimentato timori profondi nella comunità ebraica. È stato mantenuto l’Ufficio per la lotta all’antisemitismo, istituito dal precedente sindaco, ma resta da capire con quali strumenti e con quale visione politica verrà utilizzato.
Nel frattempo, mentre le sparatorie calano e altri reati violenti diminuiscono, l’odio antiebraico resta stabile, radicato, quotidiano. New York continua a presentarsi come città aperta e plurale, ma per molti ebrei la domanda non è più astratta e, cioè, non è se l’antisemitismo esista, ma quanto spazio gli verrà ancora concesso prima di essere trattato per quello che è, un problema centrale di sicurezza e di democrazia.
New York, l’epicentro dell’odio antiebraico
New York, l’epicentro dell’odio antiebraico

