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NAZA. La madre israeliana zittita in Olanda

Sabine Taassa, che il 7 ottobre ha perso marito e figlio, contesta a Delft il documentario “NAZA”. Dalla sala insulti e grida mentre racconta la strage

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NAZA. La madre israeliana zittita in Olanda
Iimmagine generata con AI

«Guardatemi negli occhi. Mio marito e mio figlio sono stati assassinati da Hamas. Dove appare tutto questo nel vostro film?». Sabine Taassa, franco-israeliana, si è alzata durante una proiezione del documentario NAZA a Delft, nei Paesi Bassi, e ha rivolto queste parole ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor. Dalla platea sono arrivate risposte durissime. «Vattene», «Vergognatevi» e soprattutto «Non ci interessa», secondo i video dell’incidente e la ricostruzione pubblicata da ActuJ.

Taassa sa cosa significa il 7 ottobre 2023 in un modo che rende difficile ridurlo a una disputa politica. Suo marito Gil e suo figlio Or furono uccisi durante l’attacco di Hamas. È con quella storia personale che si è presentata alla proiezione olandese, chiedendo ai due cineasti perché il massacro che ha dato origine alla guerra fosse sostanzialmente assente dal loro racconto.

NAZA è uno dei documentari più discussi di queste settimane. Diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra gli autori di No Other Land, è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto il Premio speciale della giuria. Girato in gran parte di notte sui tetti di Tel Aviv, raccoglie le testimonianze di 24 appartenenti o ex appartenenti all’apparato militare e d’intelligence israeliano, molti dei quali intervistati in forma anonima. Il film indaga i meccanismi utilizzati per selezionare gli obiettivi degli attacchi nella Striscia di Gaza e il calcolo delle possibili vittime civili.

Come ormai è noto, il titolo deriva da un acronimo utilizzato, secondo le inchieste sulle quali si basa il documentario, per indicare ‘danni collaterali’, il numero previsto di civili che potrebbero essere uccisi durante un bombardamento. (Peccato che abbia una forte assonanza con la parola ‘nazi’, i cui danni sono stati tutt’altro che collaterali). Gli autori dichiarano apertamente il punto di vista dal quale hanno costruito l’opera e sostengono di voler indagare dall’interno i sistemi che avrebbero consentito l’uccisione su vasta scala di civili palestinesi.

Proprio la scelta di lasciare sullo sfondo il 7 ottobre è diventata uno dei punti più controversi del film. Anche una recensione di The Atlantic, pur occupandosi ampiamente delle accuse rivolte alla condotta israeliana a Gaza, ha osservato che NAZA rinuncia a fornire un contesto emotivo e storico più ampio, compreso il massacro compiuto da Hamas.

A Delft quella controversia teorica è diventata uno scontro in carne e ossa. All’inizio della proiezione Avihai Shoshan, direttore generale dell’organizzazione israeliana Ad Kan e presente insieme a Taassa, ha utilizzato un proiettore portatile per mostrare immagini relative agli attacchi del 7 ottobre. Alcuni spettatori hanno cercato di interrompere l’iniziativa e la tensione è rapidamente salita.

Poi è intervenuta Taassa. La sua domanda ai registi era semplice e terribile insieme: come si può raccontare la guerra iniziata dopo il 7 ottobre separandola dall’evento che l’ha provocata? Dalla sala non è arrivata soltanto una contestazione politica. Le parole rivolte a una donna che stava raccontando l’assassinio del marito e del figlio hanno trasformato la serata in qualcosa di diverso dal normale confronto intorno a un film.
NAZA continuerà inevitabilmente a suscitare discussioni. È un’opera apertamente critica verso Israele e contiene testimonianze che devono essere esaminate e verificate. La scena di Delft pone però un’altra questione, che riguarda il clima nel quale oggi quel dibattito avviene. Quando una madre racconta che Hamas le ha ucciso il marito e il figlio e qualcuno le grida «Non ci interessa», il problema supera i confini di una sala cinematografica e riguarda tutti quelli che stanno fuori.