Come in un romanzo giallo d’altri tempi, il terrore corre sul filo. Sono proprio i telefoni degli ufficiali iraniani a squillare e dall’altra parte una voce parla in farsi con una calma che non lascia spazio a equivoci e che proprio per questo diventa più inquietante, perché non alza il tono ma elenca fatti, dettagli personali, informazioni precise, fino a pronunciare la frase che cambia il senso di tutto: sei nella nostra lista nera. E’ una conversazione diretta, registrata e pubblicata dal Wall Street Journal, che restituisce la misura di una strategia ormai uscita dalla dimensione tradizionale del confronto militare per entrare in un territorio più sottile e, per certi versi, più destabilizzante.
Israele, secondo quanto emerge dal reportage del quotidiano americano, ha affiancato alle operazioni sul terreno una campagna mirata contro le strutture interne della Repubblica islamica, con l’obiettivo di colpire il punto più sensibile del sistema, cioè la capacità di controllo esercitata attraverso le milizie Basij e le unità di polizia speciale. Il senso di quelle telefonate non si esaurisce nella minaccia, perché accanto all’avvertimento si intravede un invito a scegliere, a prendere posizione nel caso in cui una protesta più ampia dovesse emergere, lasciando intendere che il vero terreno di scontro non è soltanto quello militare, ma quello della lealtà degli uomini incaricati di mantenere l’ordine.
Questa pressione psicologica si intreccia con un’intensificazione delle operazioni mirate che, negli ultimi giorni, hanno colpito depositi, centri di comando e soprattutto i checkpoint urbani, che rappresentano la presenza quotidiana dello Stato nelle città iraniane. L’uso di droni a lunga permanenza ha reso questi obiettivi vulnerabili in modo nuovo, costringendo gli agenti a spostarsi continuamente e a cercare rifugio in luoghi improvvisati, tra scuole, palazzetti dello sport e abitazioni civili, mentre la popolazione osserva e si adatta a una situazione in cui la sicurezza appare sempre meno prevedibile.
In questo quadro si inserisce anche un elemento che le fonti citate dal Wall Street Journal considerano significativo, cioè la possibilità che parte delle informazioni utilizzate per colpire obiettivi specifici provenga da cittadini iraniani, segno di una tensione interna che non si traduce ancora in mobilitazione collettiva ma che incrina il rapporto tra apparato e società. Il risultato è una pressione diffusa che si riflette nella vita quotidiana, con negozi costretti a chiudere prima del tramonto e intere aree urbane in cui la presenza delle forze di sicurezza si fa intermittente.
La strategia che si delinea suggerisce una divisione dei compiti tra Israele e Stati Uniti, con Washington concentrata sulle infrastrutture militari e industriali e Gerusalemme impegnata a erodere i meccanismi di controllo interno, nella convinzione che il vero punto di tenuta del sistema non risieda soltanto nelle sue capacità belliche, ma nella rete capillare che garantisce disciplina e prevenzione del dissenso. Colpire questa rete significa tentare di rendere più fragile l’equilibrio interno, anche se resta aperta la domanda su quanto questa pressione possa tradursi in un cambiamento reale.
Il nodo, infatti, riguarda la reazione del regime, perché un sistema abituato a operare sotto pressione può reagire irrigidendosi, rafforzando i propri strumenti di controllo e chiudendo ulteriormente gli spazi di espressione. Alcuni analisti citati dal quotidiano americano sottolineano proprio questo rischio, osservando che la percezione di una minaccia esterna può consolidare il potere invece di indebolirlo, soprattutto in un contesto in cui il controllo dell’informazione limita la capacità di comprendere quanto il malcontento sia diffuso.
Resta il fatto che la guerra, in questa fase, si combatte anche nelle conversazioni private, nei telefoni che squillano all’improvviso e nelle parole scelte per insinuare un dubbio, perché quando un ufficiale si sente dire che il suo destino sarà quello del suo leader, il messaggio non riguarda soltanto lui, ma l’intero sistema a cui appartiene, e introduce una crepa che nessun bombardamento, da solo, potrebbe aprire.
Mossad telefona agli ufficiali iraniani: “Sei nella lista nera”