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Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 4 min
Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana

Il presidente argentino Javier Milei non si limita a stupire: rilancia, spiazza, ribalta tavoli che in America Latina sembravano inchiodati da decenni. Con l’annuncio degli Accordi Itshak, Milei sembra determinato alla costruzione di un sistema di cooperazione politica, economica e culturale tra Israele e un gruppo iniziale di Paesi latinoamericani. È un salto di qualità che ricorda lo spirito degli Accordi di Abramo, ma tradotto nella lingua, nei problemi e nelle ambizioni del continente sudamericano. E, soprattutto, cucito addosso all’Argentina, che Milei vuole trasformare nel ponte privilegiato tra Gerusalemme e l’emisfero sud.

Gli Accordi Itshak prendono forma attorno a un’idea semplice: offrire un quadro stabile a un processo di integrazione che, negli ultimi anni, era rimasto episodico. Israele è già partner tecnologico e di sicurezza per diversi Paesi latinoamericani, ma ora il progetto diventa politico, dichiarato, strutturato. Milei lo presenta come un “compito storico”, e per dare sostanza alla formula ha persino destinato il milione di dollari ricevuto dal premio Genesis al finanziamento delle prime iniziative congiunte. È un gesto simbolico, certo, ma anche il segnale che la nuova diplomazia argentina vuole giocare in avanti.

Nel 2026 Buenos Aires aprirà un’ambasciata a Gerusalemme: una decisione che, da sola, basterebbe a marcare un solco rispetto al resto della regione, quasi tutta allineata su posizioni più prudenti o apertamente ostili a Israele. L’ambasciatore Axel Wahnish sta lavorando da mesi per trasformare l’annuncio in un’infrastruttura reale, mentre il ministro degli Esteri Pablo Quirno volerà a febbraio in Israele per chiudere il perimetro diplomatico insieme a Gideon Saar. Il progetto è ambizioso: accordi commerciali mirati, cooperazione nella cybersicurezza, programmi congiunti nell’intelligenza artificiale, scambi culturali e universitari.

A credere nella nuova architettura non è soltanto l’Argentina. Uruguay, Panama e Costa Rica si sono già messi in fila, tre Paesi che negli ultimi anni hanno intensificato i rapporti con Israele in settori chiave come l’innovazione agricola, la difesa e la gestione delle risorse idriche. Montevideo, in particolare, vede nell’alleanza un modo per consolidare la propria tradizione liberale e per accedere a tecnologie che Israele sviluppa da anni e che l’America Latina fatica ancora a produrre. Panama punta sulla sicurezza delle infrastrutture e sulla cooperazione nei porti; il Costa Rica mira a rilanciare il proprio polo tecnologico con startup israeliane interessate alla regione.

Gli Accordi Itshak non sono un semplice esercizio di geopolitica. Sono, nelle intenzioni di Milei, la risposta a una deriva politico-ideologica che negli ultimi anni ha avvicinato troppi governi latinoamericani alle posizioni di Iran, Cuba e Venezuela. Mentre il Brasile di Lula e la Colombia di Petro hanno scelto la strada della rottura con Israele e del sostegno retorico alla causa di Hamas, l’Argentina decide di occupare lo spazio lasciato vuoto: un’America Latina che non ha timore a riconoscere Israele come partner strategico e alleato democratico.

Il valore politico del progetto è evidente: in un continente dove la politica estera oscillava tra sentimentalismi terzomondisti e vuoti proclami anti-occidentali, Milei propone un’alleanza fondata su tecnologia, sicurezza, commercio e cultura. Meno ideologia, più lavoro comune. È anche un banco di prova per capire se l’America Latina vuole davvero uscire dalla periferia e giocare un ruolo autonomo negli equilibri globali.

Gli Accordi Itshak sono appena nati, ma qualcosa è già chiaro: se la scommessa argentina funzionerà, Israele avrà un nuovo corridoio politico verso il sud del mondo, e l’America Latina potrà finalmente guardare oltre l’ombra dei suoi fantasmi ideologici. Se invece fallirà, resterà comunque l’immagine di un Paese che ha provato a invertire la rotta mentre gli altri continuavano a navigare in cerchio. Milei ha scelto di aprire una strada. Ora vedremo chi avrà il coraggio di seguirlo.


Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana
Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana