I media haredim sono giornali, radio e piattaforme digitali rivolti esclusivamente al pubblico ultra-ortodosso in Israele. Non osservano la comunità dall’esterno: ne sono parte integrante e rispondono, direttamente o indirettamente, all’autorità rabbinica. Questo ne determina la funzione principale: non informare in senso neutro, ma rendere la realtà compatibile con una visione religiosa del mondo.
Il loro funzionamento si basa su un controllo rigoroso dei contenuti. Temi, linguaggio e immagini sono filtrati secondo criteri halakhici e ideologici. La libertà editoriale, come intesa nei media laici, non esiste: ciò che viene pubblicato deve rafforzare l’ordine morale e sociale della comunità. Le donne sono spesso assenti dalle immagini, la cronaca è selettiva, la politica viene trattata solo per ciò che incide sugli interessi del mondo haredi, dallo studio della Torah ai finanziamenti pubblici.
L’informazione prodotta non mira a spiegare il mondo, ma a renderlo “abitabile” per il lettore. Anche i grandi eventi nazionali, guerra compresa, sono letti in chiave comunitaria e pragmatica più che ideologica. Il rapporto con i media israeliani generalisti è di diffidenza strutturale: percepiti come ostili e moralmente corrosivi, vengono sostituiti da una mediazione interna che protegge e orienta.
Il ruolo politico dei media haredim è centrale. Durante le elezioni funzionano come strumenti di disciplina e mobilitazione: indicano chi votare, delimitano il campo del lecito, riducono il dissenso. Non frammentano l’opinione pubblica: la compattano.
Contano perché parlano a centinaia di migliaia di cittadini israeliani e influenzano direttamente equilibri politici reali. Sono media moderni nella forma, ma subordinati a una visione del mondo che rifiuta l’autonomia individuale. Capirli è indispensabile per capire Israele così com’è, non come viene raccontato.
La Haredi workforce: occupazione e economica

