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Il Punto. Mauritania, la frontiera silenziosa del Sahel

Tra equilibrio diplomatico, sicurezza regionale e nuove rotte energetiche, Nouakchott coltiva rapporti cauti con Israele e con il mondo arabo

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
Il Punto. Mauritania, la frontiera silenziosa del Sahel

La Mauritania occupa una posizione discreta ma strategica nello scacchiere dell’Africa nordoccidentale, perché il suo territorio si estende tra il Maghreb e il Sahel e si affaccia sull’Atlantico lungo una costa che negli ultimi anni ha acquisito un valore crescente per le rotte energetiche e commerciali. Nouakchott non dispone del peso demografico o economico dei grandi Paesi della regione, tuttavia la sua stabilità relativa e la capacità di mantenere un equilibrio diplomatico tra attori diversi hanno trasformato la Mauritania in un interlocutore ascoltato nelle discussioni sulla sicurezza del Sahel, un’area attraversata da insurrezioni jihadiste, colpi di Stato e rivalità geopolitiche che hanno progressivamente ridisegnato l’assetto dell’Africa occidentale.

Il presidente Mohamed Ould Ghazouani, al potere dal 2019 e riconfermato nel 2024, ha cercato di consolidare una linea politica che combina prudenza interna e apertura internazionale. Il Paese affronta sfide economiche rilevanti, legate alla dipendenza dalle esportazioni di minerali e alla vulnerabilità sociale di una popolazione che convive con disuguaglianze profonde, tuttavia negli ultimi anni l’attenzione internazionale si è concentrata sulle prospettive energetiche offerte dai giacimenti di gas offshore scoperti al largo delle coste mauritane e senegalesi. Il progetto Greater Tortue Ahmeyim, sviluppato con la partecipazione di compagnie internazionali, promette di trasformare la Mauritania in uno dei nuovi attori energetici dell’Atlantico africano, un fattore che ha attirato l’interesse dell’Europa in cerca di forniture alternative in un mercato globale segnato da instabilità.

Sul piano regionale Nouakchott ha scelto di mantenere una linea autonoma rispetto alle dinamiche più turbolente del Sahel. Pur partecipando alle iniziative di cooperazione contro il terrorismo e mantenendo contatti con i Paesi vicini, la Mauritania ha evitato il coinvolgimento diretto nelle crisi politiche che hanno travolto Mali, Burkina Faso e Niger. Questa cautela deriva anche dalla consapevolezza che la sicurezza interna dipende da un equilibrio delicato tra tribù, comunità e istituzioni statali, un equilibrio che le autorità cercano di preservare attraverso politiche di controllo del territorio e programmi di prevenzione della radicalizzazione religiosa.

Le relazioni internazionali della Mauritania riflettono questa prudenza. Il Paese mantiene legami solidi con l’Unione europea, soprattutto nel settore della pesca e nella cooperazione sulla gestione dei flussi migratori, mentre i rapporti con i Paesi del Golfo hanno acquisito importanza attraverso investimenti e sostegno finanziario. Anche la Cina ha rafforzato la propria presenza economica con progetti infrastrutturali e accordi commerciali che contribuiscono a diversificare le partnership di Nouakchott.

Il rapporto con Israele costituisce uno dei capitoli più particolari della diplomazia mauritana. Alla fine degli anni Novanta la Mauritania fu uno dei pochi Paesi arabi ad avviare relazioni diplomatiche ufficiali con Israele, scelta che rifletteva il clima di apertura seguito agli accordi di Oslo e la volontà di Nouakchott di accreditarsi come interlocutore moderato sulla scena internazionale. Quelle relazioni furono tuttavia interrotte nel 2009, dopo l’operazione militare israeliana a Gaza, sotto la pressione di un’opinione pubblica fortemente solidale con la causa palestinese e in un contesto regionale segnato da tensioni crescenti.

Da allora i rapporti ufficiali non sono stati ripristinati, ma la Mauritania ha mantenuto un atteggiamento diplomatico che evita toni radicali e privilegia il riferimento alla soluzione dei due Stati nelle sedi internazionali. Questo equilibrio consente a Nouakchott di preservare la propria collocazione nel mondo arabo e africano senza chiudere completamente la porta a possibili evoluzioni future, soprattutto in un Medio Oriente dove diversi Paesi arabi hanno negli ultimi anni normalizzato le relazioni con Israele.

La Mauritania resta dunque una realtà politica poco visibile nei riflettori internazionali, ma la sua posizione geografica, le nuove prospettive energetiche e la capacità di mantenere una diplomazia prudente le conferiscono un ruolo crescente nel mosaico geopolitico dell’Africa occidentale. La stabilità interna e la gestione delle sue risorse determineranno la misura in cui Nouakchott potrà trasformare questo potenziale in una presenza più incisiva sulla scena regionale e internazionale.


Mauritania, la frontiera silenziosa del Sahel