CHI
Musicista, compositore, arrangiatore, produttore. Uno dei pilastri della musica israeliana dal primo dopoguerra a oggi. Non una “star” nel senso superficiale del termine, ma una figura strutturale: uno di quelli che tengono in piedi l’edificio mentre altri stanno sul balcone.
QUANDO
Nato nel 1949, morto l’8 febbraio 2026 a 76 anni, dopo una lunga malattia. Ha attraversato mezzo secolo di musica israeliana senza mai sembrare fuori tempo, che è una dote rarissima.
DA DOVE
Kibbutz Hanita, nord di Israele. Origine non ornamentale: il senso del collettivo, del lavoro silenzioso, dell’insieme prima dell’ego ritorna costantemente nel suo modo di fare musica.
PERCHÉ È IMPORTANTE
Perché ha dimostrato che si può fare musica popolare senza semplificare il pensiero musicale. Canzoni ascoltabili da tutti, costruite con una cura armonica da musicista vero. Jazz, swing, influenze brasiliane, orchestrazioni pulite. Tutto senza esibizionismo.
COSA HA FATTO
– Ha scritto, arrangiato o prodotto centinaia di brani entrati nel canone israeliano.
– Ha lavorato come compositore “dietro le quinte” tanto quanto come interprete.
– Ha rappresentato Israele all’Eurovision come autore e direttore d’orchestra.
– Ha collaborato con generazioni diverse di artisti, restando un riferimento tecnico e umano.
– Durante la guerra del Kippur suonò per i soldati e lavorò anche con Leonard Cohen: musica come presenza, non come commento.
COME SUONAVA
Elegante senza essere freddo. Complesso senza essere elitario. Ogni nota sembra al posto giusto non perché sia ovvia, ma perché è necessaria. La difficoltà che non si vede.
CHE TIPO ERA
Antinarcisista. Poco incline all’automitologia. Uno che preferiva far funzionare le cose piuttosto che raccontarle. In un ambiente spesso rumoroso, una figura di disciplina e misura.
PERCHÉ LA SUA MORTE CONTA
Perché se ne va uno di quelli che tengono insieme gusto, tecnica e memoria. Non un’icona da poster, ma una colonna portante. Quando cade una colonna, l’edificio resta in piedi, ma scricchiola.
IN UNA FRASE
Matti Caspi ha insegnato a Israele che la musica può essere popolare senza essere povera, colta senza essere snob, e soprattutto durare senza urlare.
Matti Caspi (1949-2026)