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Maduro e Iran: l’asse delle sanzioni prima della cattura

Due Paesi sotto embargo hanno costruito negli anni una strategia condivisa.

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Maduro e Iran: l’asse delle sanzioni prima della cattura

L’alleanza tra il Venezuela e la Repubblica islamica dell’Iran non è stata un episodio contingente né una semplice posa ideologica antiamericana. Durante gli anni al potere di Nicolás Maduro, il rapporto con Teheran si è strutturato come un sistema stabile e multilivello, capace di resistere alle sanzioni e di trasformarle in un collante geopolitico. La cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti ha chiuso una fase politica, ma non ha cancellato l’architettura che egli ha contribuito a costruire.

Il punto di svolta è arrivato nel 2020, quando l’Iran ha iniziato a inviare petroliere cariche di carburante verso il Venezuela, sfidando apertamente l’embargo statunitense. Quelle spedizioni hanno segnato l’avvio di una cooperazione energetica sempre più intensa. Tecnici iraniani hanno operato nelle raffinerie venezuelane, in particolare a El Palito e Amuay, fornendo additivi chimici e competenze per riattivare impianti ormai al collasso. Inutile dire che per Caracas è stata una boccata d’ossigeno; per Teheran è stata la dimostrazione che il sistema delle sanzioni poteva essere aggirato attraverso una rete di Stati cooperanti.

Negli anni successivi, sotto la guida di Maduro, i due Paesi hanno firmato ben oltre venti accordi bilaterali che hanno coperto settori strategici: edilizia popolare, agricoltura, industria automobilistica, miniere, tecnologie dual use. Nel 2022 Maduro si è recato a Teheran, dove ha incontrato l’allora presidente Ebrahim Raisi, parlando apertamente di un’alleanza fondata sulla “resistenza all’imperialismo”. Dietro quella formula retorica si è sviluppato uno scambio concreto: l’Iran ha fornito know-how per eludere i controlli finanziari e commerciali, mentre il Venezuela ha garantito accesso a materie prime, carburante e basi logistiche nel continente americano.

Il capitolo più delicato è rimasto quello militare. Secondo fonti di intelligence occidentali, durante il periodo di Maduro si è sviluppata una cooperazione nel campo dei droni, dei sistemi di sorveglianza e delle comunicazioni sicure. Componenti di origine iraniana sono state assemblate o testate in territorio venezuelano, con il coinvolgimento di strutture industriali locali. In diversi rapporti riservati è comparso il riferimento ai Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, come attore indiretto della proiezione iraniana in America Latina. Questo elemento ha alimentato la preoccupazione di Washington e di Israele, che hanno letto l’asse Caracas-Teheran come parte di una strategia globale di espansione iraniana.

Sul piano geopolitico, Maduro ha offerto all’Iran una piattaforma strategica a ridosso degli Stati Uniti, mentre Teheran ha garantito al regime venezuelano sostegno economico, tecnologico e diplomatico nei momenti di massimo isolamento. Caracas ha appoggiato sistematicamente l’Iran nei consessi internazionali, dalle Nazioni Unite al dossier nucleare, contribuendo alla costruzione di un fronte apertamente ostile all’ordine sanzionatorio guidato dagli Stati Uniti.

La cattura di Maduro ha segnato una cesura simbolica e politica, ma l’asse costruito negli anni precedenti non si è dissolto automaticamente. Le infrastrutture, i canali logistici e le competenze condivise sono rimaste operative. L’alleanza tra Venezuela e Iran, così come si è definita sotto Maduro, resta uno dei casi più evidenti di come le sanzioni abbiano prodotto un internazionalismo alternativo: opaco, resiliente e tutt’altro che marginale nel nuovo disordine globale.


Maduro e Iran: l’asse delle sanzioni prima della cattura
Maduro e Iran: l’asse delle sanzioni prima della cattura