Il deterioramento dei rapporti tra Spagna e Israele ha superato una soglia simbolica che raramente viene oltrepassata tra paesi democratici alleati. Madrid ha infatti deciso di ritirare in modo permanente la propria ambasciatrice da Tel Aviv, formalizzando una scelta che fino a pochi mesi fa appariva come una misura temporanea e che ora diventa invece il segno di una frattura politica profonda. L’incarico di Ana María Salomón Pérez è stato ufficialmente soppresso con una comunicazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale spagnola e il ministero degli Esteri ha fatto sapere che l’ambasciata continuerà a funzionare, ma sotto la guida di un incaricato d’affari, soluzione diplomatica che segnala rapporti ridotti al minimo indispensabile.
Il gesto arriva al termine di una lunga sequenza di tensioni che, a partire dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e dalla successiva guerra a Gaza, hanno progressivamente logorato il dialogo tra Gerusalemme e Madrid. L’ambasciatrice spagnola era già stata richiamata nel settembre scorso quando il governo di Pedro Sánchez aveva introdotto restrizioni sui transiti militari diretti verso Israele, vietando aerei e navi cariche di armamenti di utilizzare porti e spazio aereo spagnoli. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar reagì con durezza accusando Madrid di aver adottato una linea apertamente ostile verso lo Stato ebraico, polemica che provocò una risposta speculare da parte spagnola e l’ulteriore irrigidimento delle relazioni.
Da allora il dialogo non è più riuscito a ritrovare un terreno comune. Israele aveva già richiamato nel maggio 2024 la propria ambasciatrice a Madrid, Rodica Radian-Gordon, dopo che la Spagna, insieme a Irlanda e Norvegia, aveva annunciato il riconoscimento di uno Stato palestinese. In quell’occasione il ministero degli Esteri israeliano convocò gli ambasciatori dei tre paesi e li invitò a visionare un filmato con le immagini delle atrocità compiute da Hamas durante l’assalto del 7 ottobre, un gesto che nelle intenzioni israeliane doveva mostrare la natura del nemico contro cui Israele stava combattendo e che a Madrid fu percepito come un ulteriore momento di scontro politico.
Nel frattempo il contesto regionale si è complicato. Alla guerra di Gaza si è aggiunta la nuova fase di tensione con l’Iran, dopo i raid condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro obiettivi del regime di Teheran a partire dal 28 febbraio. La Spagna si è schierata tra i governi europei più critici verso l’operazione militare e Sa’ar ha accusato Madrid di trovarsi dalla parte dei regimi autoritari della regione, una dichiarazione che ha contribuito a rendere ancora più aspra la disputa diplomatica.
Il risultato di questa escalation è un rapporto ormai congelato. Entrambe le ambasciate funzionano oggi allo stesso livello ridotto, guidate da incaricati d’affari e non da ambasciatori, segno che il dialogo istituzionale prosegue soltanto per necessità tecniche e consolari. L’assenza di un rappresentante di massimo rango indica che nessuna delle due capitali prevede un riavvicinamento rapido.
Per il governo di Pedro Sánchez la scelta riflette una linea politica ormai consolidata nella sinistra spagnola, che negli ultimi anni ha assunto posizioni sempre più dure nei confronti dell’operazione militare israeliana a Gaza e ha sostenuto apertamente il riconoscimento della statualità palestinese. A Gerusalemme questa impostazione viene interpretata come un orientamento sistematicamente ostile, soprattutto perché accompagnata da misure concrete come il blocco delle forniture militari e la pressione diplomatica nelle sedi europee.
La decisione di Madrid non interrompe formalmente le relazioni tra i due paesi, tuttavia trasforma una crisi politica in una frattura stabile che rischia di protrarsi nel tempo. In diplomazia il livello di rappresentanza è un linguaggio preciso e il fatto che due governi scelgano di non scambiarsi ambasciatori indica che il conflitto politico ha superato il terreno delle divergenze episodiche per diventare un problema strutturale nei rapporti bilaterali.
Madrid congela i rapporti con Israele