Che cos’è l’antisionismo
In senso stretto, l’antisionismo è l’opposizione al sionismo, cioè all’idea che il popolo ebraico abbia diritto all’autodeterminazione nazionale in uno Stato. Come posizione politica astratta, rientra nel campo delle opinioni.
Il punto di svolta
L’antisionismo diventa antisemitismo quando smette di essere una critica a un’ideologia o a politiche concrete e nega agli ebrei, come popolo, un diritto riconosciuto a tutti gli altri: quello all’autodeterminazione.
Il criterio della discriminazione
Una linea guida semplice:
se si contesta a Israele ciò che non si contesta a nessun altro Stato;
se si chiede la scomparsa di Israele ma non di nessun altro Paese;
se si considera illegittimo solo lo Stato ebraico in quanto tale;
allora non si è più nel terreno della critica politica, ma in quello della discriminazione.
Delegittimazione, demonizzazione, doppio standard
Questi sono i tre indicatori principali individuati anche dalla definizione operativa dell’IHRA.
Delegittimazione: negare il diritto all’esistenza di Israele.
Demonizzazione: rappresentare Israele come male assoluto, unico, intrinsecamente criminale.
Doppio standard: applicare a Israele criteri che non si applicano a nessun altro Stato.
Il travestimento moderno
Oggi l’antisemitismo raramente si presenta in forma esplicita. Più spesso si maschera da antisionismo radicale, usando Israele come ebreo collettivo: ciò che un tempo si diceva sugli ebrei come individui viene proiettato su uno Stato.
Critica legittima vs odio
Criticare un governo israeliano, una legge, una scelta militare o politica è legittimo, come per qualsiasi democrazia. Diventa antisemitismo quando la critica nega il diritto stesso all’esistenza dello Stato ebraico o attribuisce a Israele colpe metafisiche, uniche, assolute.
Perché è una distinzione cruciale
Confondere critica e odio serve solo a chi vuole rendere l’antisemitismo socialmente accettabile. Chiamarlo con il suo nome non limita il dibattito: lo rende più onesto.
Antisionismo: quando diventa antisemitismo

