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Il Punto. L’Ucraina stanca, l’Europa esitante e l’asse silenzioso con Israele

Un Paese che combatte da tre anni una guerra di logoramento, mentre il mondo osserva, commenta e spesso rimanda

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 3 min
Il Punto. L’Ucraina stanca, l’Europa esitante e l’asse silenzioso con Israele

L’Ucraina oggi è un Paese che continua a combattere, ma lo fa in condizioni molto diverse rispetto all’inizio dell’invasione russa. Non c’è più l’illusione di una guerra breve né l’entusiasmo compatto dei primi mesi, quando la resistenza di Kiev sembrava poter ribaltare i rapporti di forza e costringere Mosca a una ritirata umiliante. Oggi la linea del fronte si muove poco, le perdite sono alte, la popolazione è stremata e lo Stato vive in una condizione di mobilitazione permanente che consuma risorse, energie e consenso. L’economia sopravvive grazie agli aiuti occidentali, le infrastrutture sono sotto attacco continuo e la normalità, per milioni di ucraini, resta un concetto astratto, evocato più che vissuto.

Sul piano militare la situazione è complessa e incerta. La Russia ha adattato la propria strategia, accettando una guerra lunga e puntando sul logoramento sistematico dell’avversario. L’Ucraina, dal canto suo, dipende in modo crescente dalle forniture occidentali, che arrivano spesso in ritardo e in quantità insufficienti rispetto alle richieste di Kiev. Le promesse politiche si scontrano con i tempi della burocrazia, con i calcoli elettorali e con una stanchezza diffusa nelle opinioni pubbliche europee e statunitensi, sempre meno disposte a considerare l’Ucraina una priorità assoluta.

Le relazioni internazionali riflettono questa ambiguità. Gli Stati Uniti restano il principale sostenitore di Kiev, ma il sostegno non è più lineare come un tempo e risente delle tensioni interne e del clima pre-elettorale. L’Unione europea continua a dichiarare vicinanza e solidarietà, ma fatica a trasformarle in una strategia coerente e di lungo periodo. Tra i Paesi membri emergono differenze marcate, tra chi spinge per un sostegno militare deciso e chi guarda con crescente preoccupazione ai costi economici e politici della guerra.

In questo quadro si inserisce il rapporto, meno visibile ma non irrilevante, tra Ucraina e Israele. Un rapporto segnato da prudenza, interessi convergenti e silenzi calcolati. Israele ha mantenuto fin dall’inizio una linea di equilibrio, evitando di schierarsi apertamente contro la Russia per non compromettere i propri interessi strategici in Medio Oriente, in particolare in Siria. Allo stesso tempo, ha fornito a Kiev assistenza umanitaria, supporto tecnologico limitato e una cooperazione discreta in ambiti sensibili come la difesa civile e la protezione delle infrastrutture.

L’Ucraina guarda a Israele con interesse e, in parte, con frustrazione. Interesse per un Paese che ha sviluppato sistemi avanzati di difesa e gestione delle emergenze, frustrazione per un sostegno militare che resta molto al di sotto delle aspettative di Kiev. Le autorità ucraine hanno più volte cercato di rafforzare il dialogo con Gerusalemme, sottolineando la comune esperienza di vivere sotto minaccia e di doversi difendere in un contesto ostile. Ma Israele continua a muoversi con cautela, consapevole che ogni scelta troppo netta avrebbe ripercussioni regionali difficilmente gestibili.

L’Ucraina, oggi, è dunque al centro di un equilibrio fragile. Combatte una guerra esistenziale mentre il mondo che la sostiene inizia a fare i conti con i propri limiti e le proprie paure. Le relazioni internazionali restano fondamentali per la sua sopravvivenza, ma sono sempre più condizionate da interessi incrociati e da un contesto globale instabile. Il legame con Israele ne è un esempio emblematico, fatto di cooperazione reale ma contenuta, di solidarietà misurata e di una consapevolezza condivisa: in un mondo che cambia rapidamente, anche le alleanze più necessarie sono spesso costrette a muoversi in silenzio.


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