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L’ombra sulla successione a Teheran

Le informazioni dell’intelligence americana mettono in dubbio la figura di Mojtaba Khamenei, indicato come erede della Guida Suprema, mentre circolano voci su ferite e cure segrete in Russia

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
L’ombra sulla successione a Teheran

La Repubblica islamica attraversa una delle fasi più opache della propria storia recente e il cuore dell’incertezza riguarda proprio la questione che il sistema politico iraniano ha sempre cercato di controllare con estrema attenzione, quella della successione alla Guida Suprema. Le informazioni diffuse da funzionari dell’intelligence statunitense e riferite dall’emittente americana CBS suggeriscono infatti che Ali Khamenei nutrisse seri dubbi sulla possibilità che suo figlio Mojtaba potesse davvero raccoglierne l’eredità, un elemento che complica ulteriormente un quadro già reso instabile dalla guerra e dalle tensioni interne al regime.

Secondo fonti dell’amministrazione americana e della comunità d’intelligence, le valutazioni raccolte negli anni indicavano che la stessa Guida Suprema considerasse il figlio inadatto a guidare il paese. Le riserve riguardavano sia le capacità politiche sia aspetti più personali della sua vita privata, elementi che nel sistema iraniano, dove l’autorità religiosa si intreccia con il potere politico, assumono un peso che va ben oltre la sfera individuale. Le stesse fonti hanno spiegato alla CBS che Mojtaba non godeva di una reputazione particolarmente brillante all’interno degli ambienti del potere e che il padre era consapevole delle critiche che circolavano tra i vertici della Repubblica islamica.

Le informazioni sono state trasmesse alla Casa Bianca e discusse con il presidente Donald Trump, con il vicepresidente J.D. Vance e con altri funzionari dell’amministrazione. In conversazioni private Trump avrebbe osservato che il sistema iraniano appare oggi privo di una guida realmente riconosciuta e che l’effettivo controllo del paese potrebbe trovarsi nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, l’apparato militare e ideologico che negli ultimi due decenni ha accumulato una quantità crescente di potere politico ed economico.

La fragilità della successione emerge anche dalle voci che circolano sulla salute di Mojtaba Khamenei. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha cercato di spegnere ogni speculazione affermando in un’intervista al quotidiano arabo Al-Arabi Al-Jadeed che il nuovo leader “è in perfetta salute, controlla la situazione ed è pienamente presente sul posto”, una dichiarazione che riflette la tradizionale linea di Teheran, sempre molto attenta a evitare qualunque segnale di vulnerabilità al vertice dello Stato.

Parallelamente però un quotidiano kuwaitiano, Al Jarida, ha pubblicato una notizia priva di conferme indipendenti secondo cui Mojtaba Khamenei sarebbe stato trasferito segretamente a Mosca per essere operato dopo essere rimasto ferito nei primi raid aerei del 28 febbraio. Il giornale sostiene che il trasferimento sarebbe avvenuto a bordo di un aereo militare russo e che l’intervento chirurgico si sarebbe svolto in una clinica privata all’interno di una residenza presidenziale russa. Secondo la stessa ricostruzione il presidente Vladimir Putin avrebbe suggerito personalmente la soluzione durante una telefonata con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian.

Queste informazioni restano al momento impossibili da verificare e vanno trattate con cautela, tuttavia la loro stessa circolazione rivela quanto la questione della leadership iraniana sia diventata incerta. La Repubblica islamica è un sistema costruito attorno alla figura della Guida Suprema e l’ipotesi di una successione contestata o fragile apre inevitabilmente una fase di competizione tra apparati, clero e strutture militari.
Nel frattempo l’annuncio della nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema è stato accompagnato a Teheran da manifestazioni e celebrazioni organizzate dal regime, un rituale politico che serve a mostrare continuità e controllo in un momento in cui le informazioni provenienti dall’esterno suggeriscono invece un equilibrio molto più delicato.

Il punto decisivo riguarda proprio questo divario tra immagine ufficiale e realtà del potere. Dietro le dichiarazioni rassicuranti dei vertici iraniani si intravede infatti un sistema che deve affrontare simultaneamente pressioni militari, rivalità interne e una transizione al vertice mai sperimentata in condizioni tanto turbolente. In un paese dove la stabilità politica è sempre dipesa dalla solidità della Guida Suprema, ogni dubbio sulla sua legittimità o sulla sua capacità di comando può trasformarsi rapidamente in un fattore di instabilità che va ben oltre la figura di Mojtaba Khamenei e riguarda l’intero futuro della Repubblica islamica.


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