Da giorni la società civile iraniana si è riversata nelle strade in una contestazione politica senza precedenti contro il regime. La repressione ha già fatto decine di vittime confermate e ci sono migliaia di arresti. Non è la prima volta che la popolazione iraniana insorge. Dopo i moti studenteschi del 1999 e del 2003, duramente soffocati dal regime, il paese ha sfidato le autorità per molti mesi dopo le elezioni presidenziali del 2009. Ci sono stati altri moti periodici, inclusi, recentemente, nel 2022. Ogni volta la risposta violenta del regime ha prevalso sugli impulsi democratici di chi protestava. Questa volta, però potrebbe andare diversamente. Tre i temi da tener presente e seguire nei giorni a venire.
Primo: le cause della rivolta.
Il catalizzatore delle proteste è stato principalmente il crollo del valore della moneta iraniana, il Rial. Frutto di una crisi economica cronica ma anche di una politica monetaria mirata a favorire le esportazioni a scapito di chi invece importa (la classe media dei commercianti e piccole e medie imprese), il collasso della valuta ha portato in piazza il bazaar, un’importante componente socioeconomica del paese che aveva finora per lo più sostenuto il regime. Ma la radice del malcontento non è solo economica, né tantomeno lo sono le rivendicazioni. Da mesi, la crisi idrica in Iran, frutto di decenni di gestione incompetente e avventurista, sta mettendo a dura prova la società. La repressione interna è aumentata dopo la guerra dei 12 giorni del giugno 2025, durante la quale non si era comunque manifestato il tanto previsto ma mai avveratosi slancio patriottico a sostegno del paese sotto attacco.
La recrudescenza della repressione ha portato a un numero record di esecuzioni e di detenzioni di attivisti per i diritti umani e dissidenti tra molteplici settori della società. Il malcontento provocato dal collasso della valuta è un catalizzatore, non la rivendicazione principale, che è ormai divenuta il rovesciamento del regime teocratico.
Secondo: Chi Protesta
La partecipazione nelle proteste è trasversale. Siamo davanti a un fenomeno nuovo rispetto al passato: non sono solo più gli studenti come nel 1999 e 2003, o i riformisti privati del voto nel 2009, o istanze settoriali come minoranze etniche o categorie professionali a protestare per un tema specifico. Alle proteste partecipano il bazaar, i camionisti (asse portante del trasporto commerciale nel paese), le minoranze etniche (quasi il 50% della popolazione), le donne e gli studenti. Sono esplose proteste anche nelle roccaforti del regime – a Qom, città dei seminari religiosi, e a Mashhad, centro del misticismo sciita e sede importante del potere economico del regime grazie ai proventi legati al santuario del Imam Reza e le sue fondazioni. Gli slogan dei dimostranti invocano la caduta del regime e il ritorno dello Shah. Sono state attaccate sedi del governo e stazioni delle forze impiegate nella repressione. Sono stati abbattuti simboli del regime. Non è più riformismo, ma insurrezione contro le fondamenta teocratiche e autoritarie del regime.
Terzo: chi reprime
Il regime iraniano ha sempre saputo rispondere ai moti di piazza in passato. L’uso di una violenza inaudita ma mirata ha efficacemente indebolito il dissenso, mai sconfinando nelle ecatombi attuate da altri regimi della regione, preferendo invece una strategia di logoramento dell’opposizione che mirava meno all’eliminazione indiscriminata di manifestanti e più alla neutralizzazione dei nodi di comando all’interno della protesta, insieme al terrore infuso nell’opinione pubblica da susseguenti detenzioni, torture, processi ed esecuzioni di attivisti. Questa volta però l’apparato repressivo gestisce l’insurrezione senza molti dei suoi leader storici, un terzo dei quali è stato eliminato da Israele durante la guerra dei 12 giorni; ha di fronte un’esplosione di proteste molto più diffusa rispetto al passato, sia geograficamente che in termini socioeconomici; e il malcontento economico che ha innescato la scintilla impatta anche la truppa inviata a reprimere chi protesta.
Il regime non cadrà facilmente e i suoi alleati sono già mobilitati a salvarlo – dal 27 dicembre 2025 è iniziato un ponte aereo dalla Bielorussia a Teheran, per il trasporto d’armi russe e cinesi da usarsi nella gestione delle sommosse. Tuttavia, questa è una sollevazione senza precedenti, più simile alla mobilitazione trasversale che spodestò lo Shah nel 1978-79 che alle proteste settoriali, economiche e riformiste, sempre soffocate dalla Repubblica Islamica. E se riuscisse a rovesciare il regime, provocherebbe un terremoto epocale nella regione.
Emanuele Ottolenghi
Senior Fellow, Center for Research on Terror Financing (CENTEF)
L’Iran. Rivolta senza precedenti nelle strade e nelle piazze
L’Iran. Rivolta senza precedenti nelle strade e nelle piazze

