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Libertà accademica o alibi ideologico?

L’appello dei docenti contro la definizione IHRA e l’antisemitismo nascosto dietro al dissenso.

Giuliano Cazzola

Tempo di Lettura: 6 min
Libertà accademica o alibi ideologico?

Ci sono circostanze in cui mi vergogno di appartenere a questo Paese. Purtroppo è un sentimento nuovo che mi ha preso alla sprovvista nei miei ultimi anni di una vita lunga durante i quali l’amor patrio non era mai venuto meno. Ho attraversato fasi di contrasti politici e culturali molto intensi come capita quando le ideologie sono forti e divisive, ma non ho mai provato per i miei avversari politici il disprezzo che sento oggi per i propal: una ostilità talmente profonda che, a mio avviso, potrebbe giustificare una guerra civile. Perché con certe persone non vale il principio liberale del ‘’non condivido le tue idee ma combatterò fino alla morte per il tuo diritto di professarle’’. Per adeguarsi a questi solenni principi del vivere civile sarebbero necessarie almeno condizioni di reciprocità.

Ma nel caso del conflitto tra Israele e Hamas vi è il tentativo di imporre – anche con la violenza politica, mediatica e fisica – un pensiero unico che ci riporta nei gironi maledetti della storia dell’umanità: quell’antisemitismo che è riemerso potente dopo la tragedia del 7 ottobre, col pretesto di prendere le distanze dal governo israeliano, senza compiere il minimo sforzo per quell’opera di contestualizzazione che viene invocata dai filo putiniani per l’aggressione russa in Ucraina.

Mentre seguo questi miei pensieri tra la rabbia e lo sconforto non riesco a capacitarmi dell’appello sottoscritto da 2000 docenti universitari contro il ddl a prima firma di Graziano Delrio sull’antisemitismo. Non riesco a concepire che persone a cui è affidata l’educazione dei nostri figli considerino – alla stregua di una grave e intollerabile coercizione della propria libertà – alcuni caveat per non sconfinare nell’accusa di antisemitismo dando sfogo alla bile contro Israele. Sembrano dei tossicodipendenti a cui viene sottratta la droga quotidiana della quale non possono fare a meno. La smania di dare del nazista a Netanyahu è tanto impellente che non accettano di incorrere nell’elenco degli esempi operativi indicati dall’IHRA.

In poche ore, un appello ha raccolto 2.031 firme di docenti e ricercatori, chiedendo il ritiro dei ddl rispettivamente a prima firma Graziano Delrio e Maurizio Gasparri e la revoca dell’adozione della definizione IHRA decisa dall’Italia nel 2020. Secondo i firmatari, «la definizione di antisemitismo dell’IHRA» rischia di equiparare la critica allo Stato di Israele e al sionismo al reato di antisemitismo, pertanto, «rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento».

Tra i firmatari spiccano noti tipetti come Angelo d’Orsi e Donatella Della Porta, insieme a numerose associazioni accademiche e scientifiche. Il ddl presentato dai senatori del Partito Democratico, con primo firmatario Graziano Delrio, e in abbinamento con un testo analogo di Maurizio Gasparri di Forza Italia, che ha immediatamente dato la sua disponibilità a un testo bipartisan, punta a introdurre nel nostro ordinamento l’adozione della definizione operativa dell’IHRA, condivisa anche in altri Paesi europei e da istituzioni internazionali, che include come esempi di antisemitismo anche alcune forme di critica radicale verso lo Stato di Israele o verso il sionismo, la sua ideologia fondativa.

La definizione IHRA descrive l’antisemitismo come «una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Le manifestazioni verbali e fisiche di antisemitismo sono dirette verso persone ebree o non ebree e/o la loro proprietà, verso le istituzioni delle comunità ebraiche e i luoghi di culto». Questo approccio, secondo i firmatari, rischierebbe di sovrapporre concetti non giuridici al diritto penale e di estendere il campo di applicazione della legge fino a includere espressioni e analisi legittime delle politiche di uno Stato sovrano.

Nel testo dell’appello, i firmatari parlano apertamente di un salto di qualità pericoloso: non esistono precedenti nel nostro ordinamento in cui la critica a uno Stato sia configurata come reato. Si segnala, inoltre, l’ingresso nel diritto positivo di una definizione vaga e politicamente orientata, inadatta a fungere da parametro giuridico, soprattutto negli spazi della ricerca e dell’insegnamento.

I ddl Gasparri-Delrio, sostengono, non rafforzano la lotta contro l’antisemitismo, ma ne indeboliscono la credibilità, confondendo l’odio antiebraico con il dissenso politico e producendo un effetto intimidatorio. Il documento spiega come l’IHRA venga promossa con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, «che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette». Ne emerge, pertanto, «la volontà di mettere a tacere voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani».

Il rischio non è astratto: è quello di un’autocensura preventiva, di un sapere sorvegliato, di un arretramento netto delle libertà costituzionali in nome di una tutela che può e deve essere garantita con strumenti già esistenti. In particolare, secondo i firmatari, l’uso di categorie analitiche come “colonialismo di insediamento”, “pulizia etnica” o “apartheid” in contesti accademici potrebbe essere frainteso come discriminazione penalmente rilevante, proprio perché ricompreso nella definizione di antisemitismo che il testo vorrebbe far propria.

È un nuovo scenario in cui la critica a politiche statali potrebbe essere trattata sullo stesso piano delle manifestazioni d’odio razziale. In sostanza secondo questi bei tomi le accuse ad Israele avrebbero un valore scientifico e la loro proibizione depriverebbe la ricerca. Ma non erano scientifiche anche le ragioni della difesa della razza? A queste signore e a questi signori è possibile fare un solo complimento: avete la faccia come il c..o.

Anche nel PD sono emerse levate di scudi per l’equiparazione ritenuta impropria tra antisemitismo e critica a Israele. Si dice che Francesco Boccia – soprannominato Joe Lo Svelto – abbia incaricato un senatore dem fidato di predisporre un testo in cui sia recuperato anche l’antislamismo (se lo dovranno inventare). Che l’atto autonomo di un parlamentare che esercita il suo diritto di presentare un ddl sollevi tanto clamore è un segno dei tempi.

Peraltro nel ddl Delrio non vi è traccia di reati, perché l’obiettivo del ddl è quello di agire sulla correttezza della comunicazione, allo scopo di presentare all’opinione pubblica le insidie nascoste dietro la pretesa della critica politica.


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